Greenpeace: “acque siciliane di nuovo a rischio trivelle”

Le trivellazioni petrolifere

Riprende l`assalto ai tesori del Canale di Sicilia. La denuncia arriva da Greenpeace, che lancia l`allarme sul rischio perforazioni: “La Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere a un`area di oltre 1.325 chilometri quadri, a poche miglia dal litorale agrigentino. Greenpeace, insieme a Stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria e alle associazioni di pescatori, Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia, che la scorsa estate si erano opposte con forza alle trivellazioni off-shore – ha inviato una lettera al presidente Rosario Crocetta per chiedere alla Regione Sicilia di intervenire immediatamente. L`occasione per schierarsi in modo netto contro questi progetti c`è: domani, 13 marzo, è convocata a Roma la Conferenza delle Regioni, dove si discuterà delle trivellazioni in mare.Come promesso in audizione alla Commissione Ambiente dell`ARS il 12 febbraio dai rappresentanti dell`assessorato all`Ambiente, la Regione Sicilia deve presentare le sue osservazioni al processo di Valutazione dell`impatto ambientale delle trivelle, ancora in corso, e alla Conferenza delle Regioni deve fare rete con le altre Regioni per scongiurare questo pericolo. Gli ultimi fuochi del “governo tecnico” hanno infatti dato il via a progetti pericolosi di trivellazioni al largo delle nostre coste: “dall`autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare in Abruzzo all`esclusione di VIA ottenuta da ENI per i progetti nel Golfo di Taranto, a queste nuove richieste nel Canale di Sicilia”, continua l`associazione. “Grazie al via libera del governo nazionale per le richieste avanzate prima del 2010, le compagnie petrolifere si stanno affrettando a chiedere al Ministero dell`Ambiente permessi per cercare petrolio pericolosamente vicine alla costa e alle aree protette. Chiediamo alla Regione Sicilia di mantenere le promesse fatte, e non lasciare nuovamente sole le associazioni locali in questa battaglia”, si legge nella lettera. Il caso della Northern Petroleum è esemplare. Lo scorso 27 febbraio2013, è giunta al Comune di Sciacca l`integrazione allo Studio diImpatto Ambientale presentato dalla compagnia petrolifera il30-11-2011 per i permessi d29 G.R. NP e d30 G.R. NP, per ampliare l`area delle ricerche petrolifere. L`integrazione riguarda non solo l`estensione dell`area d-29 G.R. NP ma la richiesta di riattivare il parere positivo alla VIA per l`area limitrofa d347 C.R.NP, dove si potrebbero iniziare le ricerche petrolifere immediatamente senza aspettare nuova procedura di VIA. Entrambe le concessioni erano state bloccate dal Decreto Prestigiacomo (D.Lgs 128/2010) , che ampliando l`area di rispetto per le perforazioni petrolifere a 12 miglia dalle aree protette, obbligava alla riperimetrazione dell`area d29 e bloccava ogni autorizzazione per l`area d347, completamente interferente con la nuova normativa. Le attività di prospezione petrolifera sono purtroppo state nuovamente”sbloccate” dal Decreto sviluppo della scorsa estate (D.L. 83/2012) successivamente convertito in Legge (L. 134 del 07/08/2012), che reintegra le domande presentate precedentemente al decreto 128/2010. In questo momento l`autorizzazione a tali progetti è nelle mani del Ministero dell`Ambiente che sta eseguendo la Valutazione di Impatto Ambientale.