
Acqua anche nell’Iglesiente dove “dal 1850 si sviluppò una intensa attività mineraria – ha spiegato il geologo Luciano Ottelli – che fu rallentata per la presenza di notevoli quantitativi d’acqua che rendevano problematico l’approfondimento dei lavori. Questo problema fu superato con potenti impianti per la eduzione delle acque che hanno abbassato la falda dalla quota +70 m alla quota-200 m s.l.m.. Oggi, con la fine dell’attività mineraria (1998), le acque sono risalite nel bacino di circa250 metri ed hanno caratteri di potabilità. Un prelievo controllato può rendere fruibili quantitativi di acqua pari a 12-15 milioni di mc./anno”.
Ma di particolare importanza i nuovi studi illustrati dal professore Giorgio Ghiglieri del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari .
“Nella Nurra sub – regione storica della Sardegna – ha affermato Ghiglieri – è stata evidenziata la presenza di 35 milioni di metri cubi di risorse idriche regolatrici sotterranee disponibili”.
“In Sardegna abbiamo un importante patrimonio idrico sotterraneo, che può con opportune politiche di utilizzo e gestione – ha affermato Davide Boneddu , Presidente Ordine Geologi della Sardegna – supportare adeguatamente il fabbisogno idrico della nostra regione. Se a livello nazionale le acque sotterranee costituiscono la principale risorsa per l’uso potabile, in Sardegna la situazione è invertita essendo circa l’80% delle risorse idriche per usi civici garantita dalle acque superficiali immagazzinate nei bacini artificiali”.
Il direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Cagliari Vito Lippolis , sulla scorta di un costruttivo e fattivo rapporto di collaborazione instaurato con l’Ordine Professionale dei Geologi della Sardegna, ha voluto sottolineare come la collaborazione tra accademia e professione favorisca l’instaurazione di importanti sinergie per la risoluzione delle problematiche proprie dell’ambiente e del territorio, attraverso un continuo aggiornamento della didattica e il perseguimento di una attività di ricerca, validamente testimoniata anche attraverso la gestione di dottorati di ricerca quali “Difesa e conservazione del suolo, vulnerabilità ambientale e protezione idrogeologica”.
Antonio Funedda ha illustrato l’importanza delle Scienze Geologiche e il loro insostituibile ruolo e apporto nello studio, nella pianificazione, nella quantificazione e tutela della risorsa idrica sotterranea.
