
L’estensione del ghiaccio rimane leggermente sotto la media in tutto il mar Glaciale Artico, ad eccezione del mare di Bering, dove invece il ghiaccio, aiutato dai forti venti settentrionali dominanti, continua a crescere e ad avanzare verso sud. Le temperature dell’aria a 925 hpa sopra l’oceano Artico si sono mantenute di circa +2°C +4°C al di sopra delle medie del periodo. Le anomalie termiche positive si sono riscontrate proprio nei pressi dell’Islanda e nella baia di Baffin. Le anomalie termiche negative, invece, si sono concentrato nel tratto a nord della Groenlandia, attorno l’arcipelago canadese e nei mari della Siberia Orientale e di Beaufort, dove molto spesso si sono isolati dei nuclei di aria molto gelida che sono successivamente tracimati in direzione dell’Artico canadese e della Groenlandia. Da notare pure come il campo barico, su buona parte del mar Glaciale Artico, sia stato insolitamente alto, specie sopra la Groenlandia orientale e sul mare di Barents, in linea con una fase prevalentemente negativa dell’indice “AO”. Durate una prolungata fase negativa dell’indice “AO”, come riscontrato in questo periodo, verso il Polo Nord tendono a convergere dei flussi di masse d’aria piuttosto tiepide, per non dire calde, provenienti dalle latitudini sub-tropicali (attraverso le “onde di Rossby” arrivano fino al circolo polare Artico), che mantengono il campo termico al di sopra delle medie stagionali sopra il mar Glaciale Artico, instabilizzando dall’interno il vortice polare che tende a spaccarsi in due o più “lobi” principali, colmi di aria gelida, che tendono ad invorticarsi su se stessi, andando alla deriva verso le medie latitudini. In questa fase, i vari “lobi” del vortice polare che tendono a scendere di latitudine, apportano condizioni di maltempo, con nevicate e un consistente calo termico fra Europa, nord-America e Asia centro-settentrionale. Al contempo sul Polo Nord si forma un’area di alta pressione, con massimi barici che possono superare pure i 1040 hpa. L’”oscillazione artica” influisce anche il movimento del ghiaccio marino nell’Artico.
Ad esempio, nel mese di Novembre, quando l’indice “AO” era molto debole, di circa -0.111, e le anomalie del campo barico rimanevano prevalentemente positive sul mare di Bering e lungo l’Alaska, si è verificato un conseguente movimento del ghiaccio dall’Artico centrale verso la fascia costiera a nord di Canada e Groenlandia, in direzione dello Stretto di Fram. Nel mese di Dicembre l’indice “AO” è sceso sotto i -1.7, avvicinandosi al -2.0. Ciò si è riflesso con grandi anomalie bariche positive sul mare di Barents e di Kara, che hanno agevolato la formazione di importanti nuclei anticiclonici artici che hanno pilotato una intensa ventilazione settentrionale, con un conseguente spostamento di blocchi di ghiaccio verso il mar di Beaufort meridionale, il mare di Chukchi e il mare di Bering. Analoghe anomalie positive di pressione hanno continuato a caratterizzare i mesi di Gennaio e Febbraio, con le maggiori anomalie positive sopra l’Artico centrale a Gennaio, e sul Mar di Barents a Febbraio. Questo pattern è simile a quello già osservato durante i picchi negativi dell’”AO” del 2009/2010, quando il ghiaccio vecchio presente sull’Artico centrale è stato trasportato verso il mar di Beaufort meridionale e sul mari Chukchi, dove poi si è rapidamente fuso nel corso dell’estate 2010, con la scomparsa di buona parte del ghiaccio vecchio e più spesso che un tempo caratterizzava l’Artico centrale.
In questi giorni le immagini satellitari hanno messo in evidenza l’apertura di una grossa frattura del “Pack” Artico
Le immagini trasmesse dal satellite polare hanno messo in evidenza come una vasta area di ghiaccio marino si è fratturata al largo delle coste dell’Alaska e del Canada, in particolare nel tratto che si estende da Ellesmere, nell’Artico canadese, a Barrow, in Alaska. Questo grande spaccatura sembra che si sia creata dopo il passaggio di una serie di tempeste che si muovevano verso le coste dell’ Alaska il 10 Febbraio 2013, richiamando forti venti orientali lungo la costa dell’Alaska settentrionale. In genere queste grandi fratture si possono formare nel ghiaccio nuovo, che presenta 1 o 2 anni di vita. Difatti il ghiaccio giovane è più sottile e più facile da frattura visto lo spessore molto ridotto. Simili eventi sono stati già osservati nei primi mesi del 2011 e 2008, ma la frattura del 2013 sorprende proprio per la sua notevole estensione e per il suo progressivo avanzamento. Ciò mette in evidenza, ancora una volta, come il ghiaccio giovane, di recente formazione, sia più esposto al processo di fusione, essendo molto vulnerabile sia all’aumento delle temperature che all’azione dei venti di tempesta e al moto ondoso.
