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Il “lobo” siberiano del vortice polare rimane attivo ad est degli Urali, proprio da qui potrebbe partire una interessante manovra barica
Mentre l’Europa occidentale e i paesi dell’area mediterranea iniziano a sperimentare i primi tepori della stagione primaverile il “generale invernale” rimane appostato sul comparto nord-orientale del vecchio continentale, in attesa di sferrare l’ultimo deciso attacco. Come abbiamo avuto modo di evidenziare nelle precedenti analisi sul comparto russo-siberiano ritroviamo il “lobo” siberiano del vortice polare in ottima forma, con un minimo di geopotenziale in quota molto profondo, il quale continua a sospingere vari impulsi di aria molto fredda, per non dire gelida, d’origine artica, verso le pianure della Russia europea e l’area degli Urali, dove continuano a presentarsi condizioni climatiche tipicamente invernali, con temperature largamente negative e fenomeni nevosi a carattere sparso, accompagnati da una gelida ventilazione al suolo da O-NO e NO, a tratti piuttosto sostenuta. Insomma, fra la Russia europea e i bassopiani siberiani l’inverno è ancora vivo. Negli strati più bassi della troposfera preesiste aria molto gelida e pesante che mantiene un clima alquanto rigido, con isoterme largamente negative anche in pieno giorno, con i termometri che si mantengono al di sotto della soglia dei -30°C -40°C.
La presenza del “lobo” siberiano del vortice polare, che nel corso dei prossimi giorni posizionerà il proprio profondo minimo depressionario in quota (con geopotenziali molto bassi in quota e una intensa anomalia positiva nella tropopausa) sulla Siberia centro-occidentale, nell’area ad est degli Urali, renderà ancora più perturbate le condizioni atmosferiche sul comparto siberiano, dove si verificheranno delle nevicate piuttosto estese che interesseranno sia il bassopiano della Siberia occidentale che l’altopiano centrale. Nevicate che a tratti potranno risultare un po’ più consistenti e persistenti del solito, specie in quelle aree della Siberia centro-settentrionale, già duramente colpite dalle abbondanti nevicate che hanno caratterizzato il mese di Gennaio e parte di quello di Febbraio. Ma un altro effetto dello scivolamento del “lobo” siberiano del vortice polare nel cuore delle lande ghiacciate ed innevate della Siberia sarà quello di avere una sensibile riduzione dell’estensione dell’anticiclone termico “russo-siberiano”.
Esso verrà letteralmente schiacciato dallo scivolamento, sulla Siberia centro-occidentale, del “lobo” siberiano del vortice polare, con un profondo minimo depressionario in quota (minimo di geopotenziale in quota), il quale apporterà condizioni climatiche molto rigide, con gelo e nevicate diffuse tra i bassopiani della Siberia occidentale, l’altopiano della Siberia centrale e le steppe del Kazakistan, soprattutto nella parte settentrionale dell’ex Repubblica Sovietica, dove spireranno tesi venti dai quadranti occidentali (messi in moto dal “gradiente barico orizzontale” che si verrà a creare fra il vortice siberiano e la cellula anticiclonica termica, ancora attiva nei bassi strati). L’anticiclone di natura termica, compresso dal “gradiente barico orizzontale” prodotto dalla discesa del “lobo” siberiano del vortice polare, nei prossimi giorni, fra lunedì e mercoledì, si dovrebbe riposizionare sulla regione del lago Bajkal, allargandosi fin verso la Mongolia e le aree della Cina centrale, dove si isolerà un nucleo anticiclonico, con massimi barici al suolo di oltre i 1035 hpa.
L’azione invasiva del “lobo” siberiano potrebbe far partorire una nuova interessante manovra barica verso il continente europeo. Difatti, l’azione invasiva del vortice polare sul comparto russo-siberiano potrebbe andare ad erodere, in maniera definitiva, il bordo orientale di quel promontorio anticiclonico che aveva influenzato l’Europa centrale, aprendo cosi un ampio canale di correnti decisamente fredde che potrebbero versarsi verso l’Europa centro-orientale, coinvolgendo entro il prossimo weekend anche il nostro paese, dove ci si attende un nuovo brusco calo dei valori termici, al di sotto delle medie del periodo, con il ritorno della neve a bassa quota. Ciò si potrà realizzare se questo nuovo canale di correnti molto fredde, di lontane origini polari, affondando sul vecchio continente, riuscirà ad agganciare e alimentare la profonda area depressionaria atlantica, che nel corso della nuova settimana si dovrà spostare verso il territorio francese, con un minimo barico principale che fungerà da regia per il richiamo di masse d’aria decisamente più fredde, pronte a fiondarsi nel cuore del vecchio continente, determinando un brusco calo dei valori termici per quello che possiamo definire come l’ultimo colpo di coda della stagione invernale.