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Italia nuovamente sferzata dal vento: raffiche furiose sui crinali appenninici, lambiti i 159 km/h a Campobasso e oltre 146 km/h a Frontone
Oltre alle intense piogge, ai temporali e alle nevicate fino al piano sulle regioni settentrionali, in particolare fra Piemonte, Lombardia occidentale e ovest Emilia (in particolare nel piacentino), il maltempo che fra domenica 17 e lunedì 18 ha funestato la nostra penisola è stato accompagnato anche da venti piuttosto intensi, dapprima di scirocco e ostro successivamente ruotati a libeccio, che hanno raggiunto l’intensità di burrasca su buona parte dei mari centro-settentrionali. Il notevole rinforzo delle ventilazione, nei bassi strati, è stato originato, proprio come da previsione, da un rapido calo della pressione barometrica che ha coinvolto maggiormente le nostre regioni settentrionali, dove la pressione è scesa al di sotto dei 990-989 hpa. In qualche località, fra Emilia, Veneto e Friuli, i barometri hanno registrato valori sugli 988 hpa o poco più bassi. Si tratta di cifre piuttosto basse rispetto ai valori normali. Un tracollo barometrico che ha contribuito ad ispessire il “gradiente barico orizzontale” fra i mari che circondano l’Italia ed i vicini Balcani, creando un vero e proprio squilibrio pressorio che ha determinato la conseguente attivazione di questa intensa ventilazione dai quadranti meridionali, in genere da S-SE, che dal basso Tirreno e dallo Ionio si è rapidamente diretta fino alle coste dell’alta Toscana, risalendo l’intero bacino tirrenico, e sul golfo di Trieste e coste friulane, dopo aver percorso tutto l’Adriatico, dal Canale d’Otranto alla laguna veneta ed il Friuli.
Nella mattinata di ieri lo scirocco ha battuto con forza fra il Tirreno centrale e l’arcipelago Toscano, con burrasche, in genere da S-SE, che hanno interessato le coste campane, l’area del golfo di Napoli, i litorali del Lazio, l’Argentario e l’arcipelago Toscano, dove le raffiche hanno superato a tratti i 60-70 km/h, con picchi di oltre 90 km/h nel grossetano e livornese, ben 84 km/h sull’isola d’Elba e punte di oltre gli 80 km/h lungo il litorale romano. Le burrasche, da S-SE, poi ruotate più dal quadrante sud-occidentale sull’alto Tirreno e sulla Toscana, hanno reso i mari, in particolare il medio-alto Tirreno e il medio-alto Adriatico, da molto mossi ad agitati, con la formazione di onde ben formate che hanno superato i 3.0-3.5 metri di altezza in mare aperto. La boa di Ancona, affiliata alla Rete Ondametrica Nazionale gestita dall’ISPRA, nella mattinata di ieri ha registrato il transito di onde medie alte fino a più di 3.5 metri, con una direzione media di propagazione da SE e S-SE (direzione tipica per il medio-alto Adriatico), segno che la sciroccata che ha interessato le nostre regioni si è per bene incanalata su tutto il bacino adriatico, risalendo direttamente dal Canale d’Otranto. L’ampia ciclogenesi che si è venuta ad approfondire fra il mar d’Irlanda e l’Inghilterra occidentale, con un minimo barico sceso sotto i 990 hpa, nella mattinata di ieri ha esteso una propria saccatura in corrispondenza delle regioni di nord-ovest e del mar Ligure, presentando un asse longitudinale che ha favorito l’isolamento di un profondo minimo barico derivato in corrispondenza dell’Italia settentrionale.
Questo minimo barico derivato, fra la tarda serata e la scorsa nottata, divenendo pienamente autonomo, si è allontanato verso le Alpi orientali e l’Austria, proseguendo successivamente la sua corsa in direzione della Repubblica Ceca e della Polonia sud-occidentale. Evolvendo verso nord-est, in direzione della Polonia, questa circolazione depressionaria di 992-990 hpa ha instaurato sull’Europa centrale una ampia area depressionaria ad occhiale, con due minimi, il primo in azione attorno la Cornovaglia e in fase di colmamento, mentre il secondo entro il primo pomeriggio raggiungerà la Polonia, attenuandosi sensibilmente dalla seconda parte del giorno sopra il territorio polacco. Questa particolare circolazione depressionaria già dalle prossime ore si è contrapposta, a sud, con un promontorio anticiclonico mobile che dal nord dell’Algeria si muove verso la Tunisia e la Libia occidentale, originando un marcato miglioramento delle condizioni meteorologiche al sud e sulle isole maggiori, con ampie schiarite. Tale contrapposizione barica, fra il profondo minimo derivato sul nord Italia, che si è progressivamente allontanato verso nord-est, ed il promontorio anticiclonico mobile in arrivo dall’Algeria settentrionale e dalla Tunisia, ha prodotto un temporaneo inasprimento del già fitto “gradiente barico orizzontale”, soprattutto fra mar Ligure, alto Tirreno e Adriatico settentrionale, con un infittimento delle isobare piuttosto marcato, che ha determinato l’attivazione di una forte ventilazione occidentale che dalla porta di Carcassone, attraverso il golfo del Leone, si è dipanata verso l’alto mar di Corsica, mar Ligure, alto Tirreno fino alle coste centro-settentrionali della Toscana, fra livornese e Versilia, investite nel pomeriggio di ieri da intensi venti da O-SO e Ovest, con raffiche capaci ad oltre i 70-80 km/h nei punti meglio esposti, tra pisano e costa livornese.
Dopo aver sferzato la Toscana la forte ventilazione da O-SO, dopo aver risalito il versante occidentale dell’Appennino Tosco/Emiliano, con raffiche tempestose lungo i principali passi (come l’Abetone), ha velocemente scavalcato il crinale appenninico per versarsi sotto forma di furiose raffiche di caduta verso le vallate dell’Appennino Romagnolo, Marchigiano e Abruzzese, acquistando ulteriore forza e velocità durante la fase di discesa. Si sono cosi innescate fortissime raffiche di caduta, con l’attivazione del cosiddetto “garbino” (il “foehn” appenninico molto noto sulle regioni adriatiche) che ha sferzato con grande intensità le vallate e le coste della bassa Romagna e delle Marche e le località abruzzesi e molisane. Soprattutto all’interno delle principali valli che degradano sull’Adriatico si sono registrare raffiche di vento di caduta molto forti, fino a 90-100 km/h, con picchi di oltre i 120-130 km/h, localmente pure più di 140 km/h sul lato sottovento dei crinali. Proprio nella tarda mattinata di ieri, durante la fase clou delle bufere di “garbino”, la stazione meteorologica di Campobasso, gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, ha registrato una sorprendente massima raffica di picco di ben 86 nodi da 210°, ossia ben 159.2 km/h da S-SO. Si tratta di un valore davvero ragguardevole, seppur la stazione si trovi ubicata a 793 metri di altezza sopra il livello del mare. In un punto particolarmente esposto ai furibondi venti di caduta dai crinali dell’Appennino Molisano, che scendendo a grandissima velocità verso le aree costiere molisane tendono ad assumere valori veramente eccezionali, con punte di oltre i 120-130 km/h, localmente (li dove le vallate lo permettono) anche più. I 159 km/h registrati ieri mattina a Campobasso rappresentano una delle massime raffiche registrate sul territorio nazionale in questi ultimi anni. Difatti era da parecchio tempo che una stazione gestita dall’AeronauticaMilitare non registrava raffiche di oltre i 148-149 km/h. Notevoli (anche se non stupiscono più di tanto) i 79 nodi da 200° registrati dalla stazione di Frontone, nel pesarese, valore che corrisponde a circa 146 km/h da Sud. Le furiose raffiche di “garbino” solo in queste ore si stanno progressivamente attenuando, calando sotto la soglia d’attenzione solo tra il tardo pomeriggio e la serata successiva, quando si assisterà ad una definitiva .