Il mite alito sciroccale che nelle ultime 36-48 ore ha risalito l’Italia (in seno all’ampia “Warm Conveyor Belt”), tramite impetuosi venti di scirocco divenuti tempestosi lungo le coste della Sicilia tirrenica (con un picco di ben 146 km/h nel messinese tirrenico), si è diretto oltre le Alpi, portando la prima vera scaldata primaverile sui paesi della Mitteleuropa. In Germania sono state misurate le prime temperature massime sopra i +19°C +20°C. Le tiepide masse d’aria in quota, d’origine sub-tropicale continentale, grazie alla presenza di una profonda circolazione depressionaria, con un minimo barico di 990 hpa a ridosso delle Baleari che ha originato un consistente “gradiente barico orizzontale” sul Mediterraneo centro-occidentale (lo stesso che ha alimentato la sostenuta ventilazione dal quadrante sud-orientale), dall’entroterra desertico algerino e dalla Tripolitania (ovest della Libia) si sono spostate molto velocemente verso l’Italia settentrionale e l’area alpina, dove hanno scaricato abbondanti precipitazioni, nevose fino a bassa quota, specie sulle Alpi occidentali. Dopo aver scaricato tutte le precipitazioni sull’Italia settentrionale le masse d’aria miti, d’estrazione nord-africana, deumidificate, sono state costrette a valicare la catena alpina, scivolando e incanalandosi lungo i fondovalle della Svizzera e della Baviera, dove la massa d’aria, già in origine calda, si è ulteriormente surriscaldata per opera della “compressione adiabatica”, raggiungendo le regioni della Mitteleuropa (in genere a nord del San Gottardo) come una ventilazione dai quadranti meridionali piuttosto mite, determinando una brusca impennate dei valori termici, in particolare fra Svizzera, sud della Germania e Austria occidentale.

Di sicuro ha influito parecchio. In genere, la massa d’aria che incontra il rilievo, durante la salita forzata imposta dallo stesso, si raffredda sensibilmente e raggiunta adiabaticamente la saturazione, se vi è sufficiente umidità, condensa, con la conseguente formazioni di nuvole piuttosto estese che si ammassano sul versante di sopravento, dove si genera il cosiddetto fenomeno dello “stau” (tutto l’opposto del “Foehn”). Bisogna però specificare che durante questa fase, se buona parte dell’umidità contenuta nella massa d’aria non viene persa, rimanendo in forma di nuvole, l’aria, nel ricadere sul versante di sottovento si comprime e si riscalda tornando alle condizioni di partenza. Ma se la condensazione del vapore acqueo produce delle precipitazioni sul versante di sopravento non si ritorna più alle condizioni iniziali e l’aria arriva a valle con una temperatura più alta di quella di partenza nell’altro versante, dando luogo al “foehn” (o favonio). Difatti, il calore latente liberato dalla condensazione fa raffreddare più lentamente la massa d’aria durante la fase di risalitasi lato sopravento. Una volta raggiunto il crinale dell’ostacolo orografico la massa d’aria è costretta a scendere lungo il versante di sottovento. Durante la discesa l’aria tende a scaldarsi e a deumidificarsi a causa della compressione adiabatica, diventando piuttosto calda e secca una volta raggiunto il fondovalle o la pianura sottostante, dove i moti discendenti rendono i cieli generalmente sereni o poco nuvolosi, inibendo lo sviluppo di nubi o nebbie nei bassi strati.
