In queste ore una autentica tempesta di scirocco sta flagellando con forza la fascia tirrenica messinese, ed in particolare l’area compresa fra il barcellonese e i comuni di Spadafora, Villafranca Tirrena e le frazioni più settentrionali del comune di Messina (da Ortoliuzzo fino a Spartà e Casa Bianca). Ma quello che più stupisce riguarda l’estrema localizzazione delle zone soggette a queste raffiche di caduta cosi violente. Difatti, mentre lungo la costa palermitana e su buona parte dell’area nebroidea il vento è praticamente debole, se non addirittura assente, poco più ad est, da Terme Vigliatore fin verso il comune di Messina, è un continuo infuriare di potenti e vorticose raffiche di caduta dai crinali dei Peloritani, talmente violente da superare persino i 100-110 km/h all’interno delle principali vallate, lungo il versante tirrenico della dorsale tirrenica. In particolare, nella zona nord-orientale di Barcellona Pozzo di Gotto, nel corso della nottata una stazione amatoriale avrebbe misurato una raffica di picco di ben 136 km/h da S-SE. Si tratta di un valore notevolissimo, tipico per un uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, capace di arrecare danni considerevoli alle strutture mobile e ai tetti degli edifici.
Ma allora perché la tempesta di scirocco sta colpendo con particolare forza la costa tirrenica messinese ?
Diciamo subito che questo è un classico quando la dorsale dei Peloritani viene investita da impetuose correnti da SE, strutturate nei medi e bassi strati (fino a 2500 metri). In queste situazioni, quando nei medi e bassi strati prevale un flusso sud-orientale, le vallate dei Peloritani, che presentano un orientamento da SE a NO, favoriscono una più rapida “canalizzazione” del flusso eolico sciroccale, il quale tende ad acquistare notevole velocità, amplificandosi per l’effetto dell’incanalamento orografico, specie in prossimità dei grandi torrenti (fiumare), che va a sommarsi al forte “gradiente”. Se poi le isobare, già strette fra loro, tendono a disporsi quasi in parallelo con l’orientamento delle vallate dei Peloritani, le intense correnti attivate dal fitto “gradiente barico” possono localmente “degenerare” in vere e proprie tempeste o autentici fortunali, con raffiche molto turbolenti che possono toccare agevolmente i 100-130 km/h all’uscita delle principali vallate. Quando il flusso eolico, sia a 850 hpa (1400 metri) che in prossimità del suolo, si dispone più da Sud, o S-SE, l’effetto “incanalamento” si attiva con i medesimi risultati fra il palermitano e le principali vallate di Madonie e Nebrodi, con lo sviluppo di fortissime raffiche di caduta che possono divenire tempestose.