Una sciroccata in vecchio stile flagella le regioni meridionali e la Sicilia, sul messinese tirrenico registrato un picco di ben 146 km/h: riepilogo e dati

E’ stata una sciroccata in vecchio stile, come quelle che frequentemente, a cavallo fra gli anni 80 e gli anni 90, interessavano il nostro paese, ed in particolare le isole maggiori e le regioni del sud peninsulare, con venti di tempesta e imponenti mareggiate, particolarmente attive lungo i litorali ionici di Sicilia, bassa Calabria e sul Salento. Nell’ultimo decennio, con l’assopimento del flusso perturbato proveniente dall’Atlantico, queste burrasche sono divenute decisamente più rare, anche se quando riescono a materializzarsi producono un ingente mole di danni e disagi considerevoli, sia per le forti raffiche di vento che per l’impeto delle mareggiate che le accompagnano. Alla fine, come avevamo abbondantemente previsto nei giorni scorsi, l’intensa sciroccata, proveniente dalla costa nord-africana, si è concretizzata nel corso delle ultime 12-24 ore, con effetti particolarmente significativi all’estremo sud, ed in particolare sulle coste della Sicilia tirrenica, dove le raffiche di vento sono divenute, a tratti, particolarmente violente, lambendo picchi di oltre i 100-120 km/h. A Trapani Birgi, nel corso della nottata, durante la fase clou della forte sciroccata, il vento da SE è divenuto alquanto tempestoso, raggiungendo un picco estremo di ben 118 km/h. All’aeroporto di Palermo invece, dopo l’intrusione delle forti raffiche di caduta da Sud e S-SE, che superavano i 60-70 km/h, intorno alle 08:20 AM è stata misurata una raffica di picco di ben 103 km/h da Sud, seguita da almeno altre quattro raffiche over 90 km/h, tutte da Sud e S-SE (la componente tipica del vento di caduta che spazza la città di Palermo durante le impetuose sciroccate).

Addirittura, nel messinese tirrenico, a ridosso della cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, una stazione amatoriale, attiva da un paio di anni, la scorsa nottata avrebbe registrato una raffica di caduta (dai rilievi dell’entroterra peloritano) di ben 146 km/h. Un valore tipico per un uragano della 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson. I 146 km/h registrati nella serata di ieri sul barcellonese mettono in evidenza, ancora una volta, il notevolissimo potenziale eolico dei forti venti di caduta (correnti “catabatiche”), originati dall’impetuoso flusso sciroccale che oltrepassa i crinali della dorsale dei Peloritani, per riversarsi a grandissima velocità, lungo il versante sottovento, verso le aree litoranee della Sicilia tirrenica, tramite furiose folate di vento “lineare” e “discendente” che raggiungono agevolmente l’intensità di tempesta, dopo essersi incanalate all’interno delle principali vallate dei monti Peloritani. Ma raffiche altrettanto violente e turbolente, per buona parte della nottata scorsa, hanno funestato, oltre che il trapanese e parte del palermitano, buona parte della costa tirrenica messinese, fino all’imboccatura nord dello Stretto di Messina, dove sono state archiviate punte di ben 90-100 km/h che hanno sradicato alberi (anche di grosso fusto) e divelto insegne pubblicitarie e cartelloni stradali.

Solo dalla tarda mattinata si è verificato un graduale indebolimento della ventilazione da S-SE e SE, pur rimanendo sempre al di sopra della soglia d’attenzione, con burrasche sopra forza 8 della scala Beaufort tra Canale di Sicilia, medio-basso Tirreno e mar Ionio. L’intenso flusso sciroccale è stato attivato, come ampiamente previsto dai modelli matematici nei giorni scorsi, da un corposo “gradiente barico orizzontale” (notevole infittimento delle isobare) che si è venuto ad instaurare sul bacino centrale del mar Mediterraneo, fra l’entroterra algerino, le Baleari e i mari ad ovest della penisola italiana. Il forte “gradiente barico orizzontale” è stato innescato dalla contrapposizione fra una profonda circolazione depressionaria secondaria, con minimo al suolo sceso sui 990 hpa, che nel corso della nottata di ieri si è andata a scavare attorno le Baleari, ed un robusto promontorio anticiclonico di blocco, che dalla Cirenaica si estendeva verso i Balcani e l’area carpatico-danubiana, con un cuneo riverso in direzione delle regioni settentrionali italiane. L’Italia, di conseguenza, trovandosi ai margini fra queste due importanti figure bariche appena enunciate, è stata interessata dai massimi di “gradiente”, che si sono concentrati soprattutto fra la Sardegna, il medio-basso Tirreno e la Sicilia, li dove si sono scatenate le bufere di vento più intense.

Basti pensare che nel corso della nottata sulla Sicilia era presente un “gradiente barico” di oltre i 10 hpa sulle opposte coste dell’isola, tanto che mentre su Catania e Messina si registravano valori barici di oltre i 1019-1020 hpa, su Palermo e su Trapani la pressione barometrica scivolava sotto i 1007-1008 hpa. Inoltre, la presenza poco più ad est di un solido promontorio anticiclonico di blocco, con massimi di oltre i 1030 hpa fra i Balcani e il bacino del mar Nero, ha determinato un ulteriore consolidamento dello squilibrio barico esistente, stringendo le isobare al traverso della nostra penisola. Tale configurazione ha deposto a favore di una veloce intensificazione dei venti nei bassi strati sui mari che circondano l’Italia, contribuendo a richiamare dall’entroterra desertico algerino e dalla Tripolitania masse d’aria decisamente miti che si sono rapidamente catapultate a gran velocità dalla costa libica e della Tunisia meridionale verso il Canale di Sicilia, il mar Ionio, per investire la Sicilia e la Calabria, ributtandosi tramite forti raffiche di caduta sopra il medio-basso Tirreno, con una forte ventilazione da SE o E-SE a ridosso delle coste calabresi. I venti molto forti da SE, spazzando per ore i bacini dell’Italia meridionale, in particolare quelli che circondano la Sicilia e le coste della Sardegna meridionale, hanno sviluppato un imponente moto ondoso, con la formazione di onde di “mare vivo” che hanno superato i 4.0-5.0 metri di altezza in mare aperto.

In particolare, tra il Canale di Sicilia ed il Canale di Sardegna, le forti burrasche da SE, riuscendo ad estendersi di lungo l’intero bacino, con un “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento) abbastanza ampio che spaziava dalle coste libiche fino al basso Tirreno occidentale e al Canale di Sardegna, hanno agevolato la formazione di grandi onde di “mare vivo”, alte più di 4.0-5.0 metri. La boa della Rete Ondametrica Nazionale di Cagliari, nel corso della mattinata odierna, ha registrato il passaggio di onde medie alte più di 4.7 metri, con una direzione media di propagazione da SE. Nella fase clou della bufera di scirocco, che ha investito i Canali che circondano le isole maggiori, la boa oceanografica ha segnato dei “Run Up” (massime altezze) di ben 6.0 metri. Sul Tirreno meridionale e centrale il mare si è presentato agitato, con onde alte più di 3.0 metri in mare aperto. Anche lo Ionio, già dalla mattinata, si è rapidamente agitato non appena le burrasche da SE dalla costa libica si sono rapidamente propagate al mar Libico e allo Ionio, iniziando ad alzare un’onda di “mare vivo” sempre più formata, diretta verso le coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica, dove nelle prossime ore si verificheranno delle mareggiate di debole e moderata intensità, per l’arrivo di queste ondate. La boa posta a largo di Catania solo dal pomeriggio ha iniziato a registrare il passaggio di onde di “mare vivo” alte più di 3.0 metri, con direzione media di propagazione da SE. Solo dalla mattinata di domani, con la sensibile attenuazione del flusso sciroccale, ancora attivo fra Ionio, Canale d’Otranto e medio-basso Adriatico, si assisterà ad una graduale scaduta del moto ondoso su tutti i bacini, con l’attivazione di una consistente onda lunga da SE, alta fino a più di 2.0-3.0 metri, sul mar Ionio, la quale determinerà ancora delle risacche sostenute sulle coste della Sicilia (fino all’imboccatura sud dello Stretto di Messina), Calabria ionica e lungo i litorali del Salento, dove si potranno verificare dei danni nei tratti esposti al fenomeno dell’erosione.

Ma come mai le massime raffiche si sono registrate sulla costa tirrenica messinese ?

La raffica di ben 146 km/h registrata in nottata nella cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta il picco assoluto di questa poderosa sciroccata che ha flagellato le coste tirreniche siciliane, ed in particolare il trapanese e il messinese, dove il vento ha raggiunto l’intensità di tempesta. Come ben sappiamo lo scirocco molte volte arreca violente burrasche di vento sulla fascia tirrenica siciliana, dato che le correnti da SE e S-SE, dopo aver scavalcato rapidamente i crinali di Nebrodi e Peloritani, si buttano con raffiche impetuose di caduta (“catabatiche”) verso la fascia litoranea, acquistando ulteriore velocità durante la brusca discesa e presentando una componente molto turbolenta e rafficosa, causa lo scavalcamento orografico. In questa situazioni, quando nei medi e bassi strati prevale un flusso sud-orientale ben strutturato fino ai 2000-2500 metri, le vallate dei Peloritani, che degradano da SE a NO verso il Tirreno, favoriscono una più rapida “canalizzazione” del flusso eolico sciroccale, il quale tende ad acquistare notevole velocità, amplificandosi per l’effetto dell’incanalamento orografico, specie in prossimità dei grandi torrenti (fiumare).

La mareggiata che ha investito la costa messinese

L’effetto dell’incanalamento orografico, all’interno delle valli che caratterizzano la dorsale dei Peloritani, va a sommarsi al forte “gradiente”. Se poi le isobare, già strette fra loro, tendono a disporsi quasi in parallelo con l’orientamento delle vallate dei Peloritani, le intense correnti attivate dal fitto “gradiente barico” possono localmente “degenerare” in vere e proprie tempeste o autentici fortunali, con raffiche molto turbolente che toccano agevolmente i 100-130 km/h all’uscita delle principali vallate. Se a ciò aggiungiamo la presenza di un forte “gradiente barico orizzontale” disposto proprio sul bacino tirrenico, con un fitto addensamento di isobare a prevalente curvatura ciclonica, si scatena il massimo eolico associato a quel determinato tipo di situazione sinottica. Sono stati questi gli elementi hanno contribuito a far scatenare la furiosa tempesta di scirocco che ha spazzato l’intera costa tirrenica siciliana, ed in particolare il messinese. Del resto i notevoli danni, con alberi sradicati e tetti e cartelloni stradali letteralmente divelti dalla forza eolica, lo dimostrano chiaramente. Non è un caso se i danni maggiori si sono concentrati nelle aree a ridosso di importanti vallate o all’uscita di quest’ultime.