In queste ore diversi “Clusters temporaleschi” si stanno rapidamente formando sul settore occidentale dell’Arabia Saudita, dove assumendo un notevole sviluppo verticale tendono ad essere letteralmente stirati dal ramo principale del “getto sub-tropicale” che scorre sopra la penisola Arabica. Molti di questi temporali, come al solito, sono nati sui monti dell’Arabia Saudita occidentale e dello Yemen, generando intense manifestazioni temporalesche, con locali acquazzoni accompagnati da frequenti fulminazioni, tuoni e colpi di vento. Le immagini satellitari stanno mostrando come buona parte di queste “Cellule temporalesche” e “Clusters” si stanno sviluppando lungo il versante occidentale della catena montuosa del Jabal Al-Hijaz, che taglia di netto il settore occidentale della penisola Arabica, separando l’altopiano desertico interno (altopiano di Najd) dalle coste affacciate al caldo mar Rosso. Del resto non per caso i temporali più forti si formano a ridosso delle grandi montagne affacciate sul mar Rosso, in presenza di umide correnti occidentali nella media troposfera, le quali scaricano quella poca umidità raccolta sopra il caldo mar Rosso sulle pareti occidentali del Jabal Al-Hijaraz, venendo poi costrette a sollevarsi verso l’alto dopo aver impattato con i primi comprensori montuosi presenti dietro la costa occidentale saudita e yemenita.

Questa rilevante divergenza, inasprita dal passaggio del ramo principale del “getto sub-tropicale” nell’alta troposfera mentre nei bassi strati insiste una debole ventilazione dai quadranti orientali o sud-orientali, crea molte turbolenze, soprattutto in quota, esaltando i moti ascensionali in seno alla colonna d’aria. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “Updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che fanno esplodere verso l’alto il cumulonembo, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 10-12 km di spessore (anche più). A tali quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto sub-tropicale” (di solito provengono da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari.
Lo sviluppo di questo asse obliquo comporta una importante perdita di aria (dalla sommità) che tende ad essere dispersa dal “getto“ stesso. In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” o il sistema convettivo a mesoscala è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “Downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Alcune di queste cellule, spinte dal forte “getto sub-tropicale” verso est, tendono a dissiparsi per poi riformarsi non appena raggiungono le calde acque del golfo dell’Oman e il mare Arabico, dove l’enorme quantità di calore latente fornito dalla superficie marina riesce a sfornare delle vere bombe temporalesche, cariche di forti rovesci con fulminazioni a fondoscala. Ciò spiega perché molti di questi temporali, dopo essersi sviluppati sui rilievi del Jabal Al-Hijaraz tendono a spostarsi molto velocemente fino al cuore dell’entroterra desertico saudita, interessando da vicino pure la capitale Ryadh, apportando dei rovesci di pioggia e dei brevi temporali, che possono essere accompagnati pure da colpi di vento violenti e turbolenti (come capita nei temporali ad asse obliquo), generalmente dai quadranti occidentali, e attività elettrica, anche intensa. I fenomeni temporaleschi dovrebbero esaurirsi entro la serata, dissipandosi in estesi banchi di nubi medio-alte che verranno spazzate dal “getto sub-tropicale” verso il golfo Persico e le coste dell’Iran meridionale.
