Anche un mare chiuso e cosi complesso come il Mediterraneo è dotato di una particolare circolazione delle acque, pesantemente influenzata dai venti che al largo possono generare correnti superficiali di intensità fino a più di 2-3 nodi. Esse sul clima hanno una scarsa influenza, anche se possono risultare determinanti, soprattutto quel che concerne l’andamento della piovosità su vaste aree del Mediterraneo. La forte evaporazione causata dal prolungato soleggiamento è tale da non poter essere compensata dall’apporto di acqua dolce (proveniente da fiumi o dalla pioggia stessa). Questa mancata compensazione da origine ad una intensa corrente superficiale che entra dall’oceano Atlantico, incanalandosi dentro lo Stretto di Gibilterra, verso il bacino Mediterraneo. In pratica, la presenza di questa importante corrente superficiale che si muove da ovest verso est, rifornisce di continuo il mar Mediterraneo centro-occidentale di acqua oceanica, meno densa e con una salinità minore rispetto alle acque del “mare Nostrum”. Questa corrente oceanica, fondamentale per il riequilibrio mediterraneo, dopo aver attraversato lo Stretto di Gibilterra, portando con se alghe e fauna oceanica, entra sul mar Mediterraneo, deviando verso destro all’altezza del mar di Albora, per effetto della rotazione terrestre.

Sul mar Nero invece, causa l’apporto di acque dolci da grandi fiumi e bacini fluviali, come il Danubio o il Don, e della scarsa evaporazione, la salinità non arriva a superare neppure il 15%. Con il vicino Mediterraneo si viene a creare un forte squilibrio di salinità e densità che tende ad essere colmato con la formazione di una corrente marina superficiale che trasporta le acque più leggere e meno salate dal mar Nero verso il mare Egeo, attraverso il Bosforo e lo Stretto dei Dardanelli. In profondità invece si forma un’altra corrente, in profondità, che spinge le acque più salate e dense verso il mar Nero. Recenti studi, inoltre, hanno peraltro confermato l’esistenza di diverse e complesse “correnti di profondità” (abissali) che si attivano periodicamente su diversi settori del Mediterraneo. Queste “correnti di profondità” nascono al termine della stagione invernale, periodo in cui le temperature superficiali delle acque raggiungono i valori minimi, subendo pesanti raffreddamenti. La prima di queste “correnti di profondità” si origina dopo che il maestrale raffredda sensibilmente le acque fra il golfo del Leone e le Baleari. In seguito all’aumento di densità l’acqua sprofonda verso il fondo, ben oltre i 2000 metri di profondità, contribuendo al lento ricambio delle acque profonde.
Una seconda e non meno importante “corrente di profondità” si innesca dopo che la bora, con il suo soffio impetuoso, raffredda drasticamente le acque del golfo di Trieste e del golfo di Trieste, generando cosi una corrente diretta verso sud che si inabissa al di sotto del Canale di Otranto, contribuendo al ricambio delle acque profonde dello Ionio. L’esistenza di questi particolari flussi d’acqua, lungo gli abissi del Mediterraneo, recentemente è stata ulteriormente confermata dal progetto di ricerca sui neutrini dell‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che per la prima volta ha osservato la presenza di estese catene di vortici marini alla profondità di oltre i 2500-3000 metri, nel cuore degli abissi del “mare Nostrum”. In pratica si tratta di grandi strutture d’acqua, del diametro di circa 10 chilometri, lentamente in moto alla velocità di circa tre centimetri al secondo. Lo studio è stato effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Fisica Nucleare di Roma e Catania e dei Laboratori Nazionali del Sud. Le misure oceanografiche svolte nell’ambito dell’esperimento denominato “Nemo” (Neutrino Mediterranean Observatory), che prevede la realizzazione di un apparato strumentale per la rivelazione su fondali oceanici del passaggio di neutrini di alta energia provenienti dallo spazio profondo, hanno indagato il mar Ionio a una profondità di 3.500 metri.
