La prima domanda al neo-ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: come sviluppare la microzonazione sismica?

MeteoWeb

Il Governo di Enrico Letta ha appena giurato. Noi di MeteoWeb non abbiamo intenzione di perdere tempo e poniamo subito al neoministro dell’Ambiente, on. Andrea Orlando, una questione ben precisa. Sappiamo che i problemi ambientali del nostro paese sono tanti, gravi e molteplici. Però, tra gli altri e non certo all’ultimo posto, si trova il deficit di protezione sismica: la stragrande maggioranza degli edifici presenti in Italia, svariati milioni di fabbricati (alcune stime parlano addirittura dell’80% dell’edificato esistente!), non possiede alcuna misura anti-sismica. La situazione è grave: basta vedere cosa accade a seguito di ogni scossa sismica, anche di magnitudo limitata. Abbiamo già spiegato le cause di questa situazione (Perché l’Italia trema? Cause e rimedi dei terremoti che affliggono il nostro paese), anche con l’aiuto di valenti esperti. Finora i precedenti Governi non hanno fornito risposte efficaci al riguardo. Adesso, forse, è il momento di essere più fiduciosi e sperare in un cambiamento, in un’inversione di rotta. Per questo ci rivolgiamo al neoministro, con la speranza che, per quanto oberato dai gravosi impegni istituzionali che il suo prestigioso ruolo richiede, possa comunque percepire la nostra preoccupazione di cittadini e studiosi, rispondendo al nostro accorato invito. Non abbiamo nessun intento polemico. Al contrario, ci piacerebbe poter in qualche modo stimolare il Ministro Orlando, o chi per lui, a fornire una risposta sulle linee-guida che il suo Ministero intende seguire in materia anti-sismica.

In particolare chiediamo cosa si intende proporre per incentivare la microzonazione sismica sull’intero territorio nazionale. Come il Ministro ben sa, la microzonazione, di cui abbiamo parlato più volte su Meteo Web (Terremoti: rischio sismico, microzonazione, liquefazione e prevenzione: intervista alla prof.ssa Teresa Crespellani), rappresenta l’operazione tecnico-scientifica di suddivisione di un territorio in zone omogenee  sotto il profilo della risposta a un terremoto di riferimento in arrivo al sito, valutata tenendo conto delle interazioni tra onde sismiche e condizioni geologiche, topografiche e geotecniche locali  (“pericolosità sismica locale”)  che modificano la “pericolosità di base” (cioè la pericolosità valutata su terreno duro e pianeggiante di riferimento). In altre parole, si tratta di tutte le indagini tese all’individuazione della cosiddetta Risposta Sismica Locale (RSL), il cui risultato finale è rappresentato da una carta della Microzonazione Sismica atta ad individuare le aree più rischiose e critiche di un dato territorio sotto il profilo sismico.

Dunque una serie di operazioni basate su studi complessi e multidisciplinari, che al suo interno possiede pure una dimensione “sociale” perché la conoscenza delle diverse risposte al sisma in una certa area fornisce lo spunto fondamentale per l’intero governo del territorio, risultando dunque utile nella pianificazione urbanistica, nella progettazione anti-sismica, nella pianificazione e gestione dell’emergenza e perfino nella malaugurata ipotesi di una ricostruzione post-sisma. Basta questo a comprendere l’importanza strategica, per la salvaguardia del territorio, di una microzonazione ben eseguita.

Un territorio che però, come ci insegnano i disastri che regolarmente si susseguono nel nostro paese, appare estremamente vulnerabile e fragile. Il nostro patrimonio monumentale ed architettonico è vetusto, spesso trascurato e privo di manutenzione. Esistono in Italia milioni di edifici costruiti prima del 1984, anno in cui è entrata in vigore la prima classificazione sismica, peraltro carente dal punto di vista scientifico, dell’intero territorio nazionale. Altri milioni sono gli edifici costruiti con obiettivi di speculazione, situati in zone a rischio, anche idrogeologico, o addirittura abusivi. In questo contesto sconfortante la microzonazione rappresenta uno, ma non certo il solo, degli strumenti di difesa dai terremoti. Perché, per ogni area indagata, può fornire risposte chiare, univoche ed esaurienti sulle zone stabili, quelle suscettibili di amplificazione sismica locale e di instabilità.

Non chiediamo la luna nel pozzo: sappiamo che il momento è grave, la crisi attanaglia la nostra società, i fondi e le risorse sono scarsi. Chiediamo soltanto una risposta sugli strumenti da adottare per una maggiore sicurezza sull’intero territorio nazionale, partendo dallo sviluppo della microzonazione (a prescindere dagli Enti che devono o dovrebbero gestirlo) e da una revisione dei criteri di classificazione sismica. Certamente il Ministro ricorderà che le aree colpite dal terremoto emiliano di un anno fa rientravano in un’area classificata come “a pericolosità sismica BASSA” e soggetta “a scuotimenti MODESTI”. Inoltre in quelle zone non era stata eseguita alcuna valutazione di microzonazione, con le conseguenze che tutti purtroppo abbiamo imparato a conoscere. La domanda che tutti si pongono è: quante situazioni analoghe a quella emiliana esistono oggi nel nostro paese?

Nasce anche da qui, anzi soprattutto da qui, la nostra richiesta di cambiamento, la nostra richiesta di una risposta, non certo immediata, ma comunque possibilmente efficace. Noi, semplici cittadini prima che appassionati studiosi dei fenomeni naturali estremi, abbiamo un sogno, piccolo ed umile, non come quello straodinario di Martin Luther King. Che nel nostro paese, finalmente, possa affermarsi una cultura diffusa della prevenzione sismica. Che l’Italia possa, finalmente, divenire un paese moderno ed efficiente, nelle infrastrutture come nella messa in sicurezza del territorio e nella salvaguardia dei cittadini. Che la popolazione non debba più tremare, non solo metaforicamente, ad ogni lieve scossa o perturbazione atmosferica. Che il Governo, finalmente, un nuovo Governo in cui noi cittadini dobbiamo avere fiducia, possa rispondere a queste esigenze. Per questo, Ill.mo Sig. Ministro, Le porgiamo i nostri più fervidi e sinceri auguri di Buon Lavoro.