
”Abbiamo potuto analizzare il terremoto di questa faglia ben prima che avvenisse” ha spiegato padre Siciliani ”grazie ad una stazione che monitora il territorio con particolare esattezza. Gli strumenti ci dicono in primo luogo che a provocare le scosse non e’ un distretto sismico ma la faglia, che da Gubbio raggiunge Pietralunga e quindi Citta’ di Castello. Un certo dinamismo nella zona e’ cominciato a Bocca Serriola il 25 marzo: da allora sono state 1100 gli eventi e 650 quelli riconducibili a Citta’ di Castello. L’apice, la scossa delle 9.58 di sabato 20 aprile, di 3.6 gradi della Scala Richter, non e’ stata seguita altri episodi di analoga intensita’ ma da sciami assai contenuti di cui la popolazione ha avuto sentore perche’ l’epicentro e’ praticamente coincidente con il perimetro del capoluogo e perche’ e’ molto superficiale, dai 6 ai 9 chilometri. Secondo le nostre statistiche e i casi pregressi, grandi crisi sismiche provengono da grandi strutture sismotettoniche: non sarebbe questo il quadro emergente a Citta’ di Castello” ha aggiunto padre Martino, sottolineando che ”si tratta di valutazioni e non di previsioni”.
Terremoti, sciame sismico a Città di Castello (PG). Parla l’esperto: “fenomeno in via d’esaurimento”
