Come previsto l’”onda di Rossby Equatoriale” che da oltre una settimana è rimasta stazionaria sopra le calde acque dell’oceano Indiano equatoriale, tra i 70° e i 90° di longitudine est, ha favorito lo sviluppo di due intense tempeste tropicali, fra l’emisfero australe e quello boreale, a ridosso della linea dell’equatore. La prima tropical storm, denominata “Jamala”, ha cominciato a prendere vigore una volta scivolata sotto i 7° 8° di latitudine sud, nel cuore dell’oceano Indiano meridionale, a debita distanza dalle terre emerse o da arcipelaghi densamente abitati. La seconda tempesta invece ha preso un notevole sviluppo proprio in prossimità dell’area equatoriale, nel tratto di oceano poco a nord-ovest dell’isola indonesiana di Sumatra, accompagnata da una estesa area di forte attività convettiva che presenta imponenti “Clusters temporaleschi”, la cui sommità ghiacciata ha raggiunto altezze veramente considerevoli, di oltre i 15-16 km. Ancora una volta l’oceano Indiano è stato in grado di sfornare una interessante tempesta tropicale attorno l’equatore, contrariamente a quanto previsto dalla forza di Corilois, che è nulla presso l’equatore. Come vi abbiamo spiegato, in diversi articoli sui cicloni tropicali, in genere questi si formano a circa 10° di latitudine dall’equatore, dove la forza di Coriolis è sufficientemente elevata a mantenere la rotazione dei venti all’interno del ciclone. Sotto i 10° 9° di latitudine nord e sud la forza di Coriolis, prodotta dalla rotazione della Terra attorno il proprio asse, è piuttosto debole per mantenere i moti vorticosi che servono per far sviluppare un ciclone tropicale.
Tuttavia, uno studio della Naval Postgraduate School ha indicato che la probabilità di un simile sviluppo equatoriale è di almeno una volta ogni 2-3 secoli. Ciò può avvenire solo nel tratto compreso fra Papua Nuova Guinea, l’Indonesia e l’oceano Indiano centro-orientale, ove le ingerenze orografiche indonesiane (si pensi ai rilievi interni di Sulawesi, del Borneo o Sumatra) sono tali da deformare l’assetto originale della circolazione atmosferica nella media e bassa troposfera, riuscendo a produrre dei moti vorticosi o delle turbolenze che in rade occasioni possono approfondirsi, favorendo lo sviluppo di cicloni tropicali ben organizzati. Le grosse bande precipitative associate alla tempesta tropicale, in fase di ulteriore intensificazione, in questi ultimi giorni sono riuscite a scaricare piogge di carattere torrenziale nel tratto di mare ad ovest di Sumatra e a sud-ovest delle isole Nicobare. I “Clusters” più periferici, in formazione lungo il lato più orientale del profondo sistema depressionario, fra venerdì 10 e sabato 11 Maggio, hanno interessato anche le coste nord-occidentali di Sumatra e le isole Nicobare, dove si sono verificati forti rovesci di pioggia e temporali, accompagnati da un progressivo rinforzo della ventilazione, dapprima da S-SE e Sud, ma progressivamente ruotata a S-SO e SO, non appena la tempesta tropicale ha iniziato a spostarsi molto lentamente verso nord-ovest, allontanandosi dalla fascia equatoriale. In alcuni casi si sono creati dei veri e propri nubifragi ad ovest della città di Banda Aceh, che si trova sulla punta più settentrionale di Sumatra. Ma la cosa più inconsueta riguarda gli intensi venti a rotazione ciclonica che hanno investito buona parte del settore più orientale dell’oceano Indiano equatoriale, ed in particolare il tratto ad ovest di Sumatra.
Proprio qui il calo della pressione barometrica ed il graduale inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, per l’approfondimento della tempesta tropicale, che presentava un minimo barico al suolo sotto i 998 hpa, ha attivato sostenuti venti dai quadranti occidentali che hanno raggiunto l’intensità di burrasca, con punte di oltre i 70-80 km/h lungo il lato sud della circolazione depressionaria. L’intensa ventilazione ha prodotto anche un consistente moto ondoso, con onde alte anche più di 3-4 metri che si sono dirette verso le coste occidentali di Sumatra, con delle onde lunghe ben formate provenienti dal quadrante occidentale. Persino la parte nord di Sumatra e l’area attorno lo Stretto di Malacca, trovandosi lungo il bordo sud-orientale della giovane tempesta tropicale, è stata interessata da una moderata ventilazione dai quadranti meridionali, poi ruotata più da S-SO e SO, con raffiche a tratti anche intense sulle coste nord-occidentali dell’isola indonesiana. I venti sud-occidentali, dopo aver scavalcato la catena montuosa dei Barisan (che domina le aree interne dell’isola di Sumatra superando i 3000 metri di altezza), si sono poi riversati pure sulle coste orientali di Sumatra, con raffiche di caduta, generalmente da S-SO e SO, che hanno in parte prodotto un effetto favonico (“compressione adiabatica” della massa d’aria che ha superato i monti Barisan), contribuendo a far innalzare le temperature in molte località della costa orientale di Sumatra.
Persino nella città di Medan la sostenuta ventilazione da SO e O-SO, che ha toccato punte di velocità media sostenuta di 37 km/h, è riuscita ad inibire l’attivazione della tradizionale brezza di mare, da NE, che quotidianamente si alza dallo Stretto di Malacca, contribuendo ad ammorbidire la soffocante calura nelle ore centrali del giorno. Nella giornata odierna la massima di Medan ha superato i +36°C, alle 02:00 PM (ora locale), grazie all’azione delle correnti favoniche da SO, discendenti lungo il versante orientale dei Barisan. I venti di caduta da SO si dovrebbero attenuare definitivamente entro la serata odierna, appena la tropical storm si sarà spostata verso nord-ovest, entrando nel settore più meridionale del golfo del Bengala. Al momento, pur presentando una convenzione molto intensa attorno il profondo minimo barico, sceso sotto i 997 hpa, il sistema tropicale rimane disorganizzato, a causa di un progressivo rinforzo del “Wind Shear verticale” alle quote superiori della troposfera. Ma già dalle prossime 24 ore il “Wind Shear” dovrebbe indebolirsi, favorendo al contempo un ulteriore rinforzo della potente tempesta tropicale, che già entro la serata di domani potrebbe evolversi addirittura in un ciclone tropicale di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson.
Al momento, fortunatamente, le piogge torrenziali e i venti ciclonici burrascosi si stanno concentrando in mare aperto, lontano dalle terre emerse. Ma non sarà cosi a metà settimana. I modelli ancora non sono tutti concordi sulla futura rotta, che con molta probabilità spingerebbe il futuro ciclone a compiere il “landfall” definitivo fra Bangladesh o peggio sul Myanmar, come tempesta tropicale visto la massiccia ingerenza del “Wind Shear verticale” attorno le coste dell’Asia meridionale. Ma la traiettoria di questa tempesta, che potrebbe trasformarsi in un ciclone tropicale, comincia a preoccupare i governi dei vari stati asiatici che si affacciano lungo il golfo del Bengala. Questa perturbazione in settimana, muovendosi verso nord-nord/ovest, rappresenterà davvero una gravissima minaccia se si considera l’elevata densità abitativa di stati come l’India, il Bangladesh o il Myanmar. Soprattutto in quest’ultimo stato si teme per le migliaia di rifugiati che vivono vicino la costa in campi di fortuna. In caso di un “landfall” diretto del ciclone le forti piogge, i venti intensi e le furiose mareggiate che l’accompagnerebbero creerebbero ingentissimi danni, coinvolgendo migliaia di persone. Per questo occorre monitorare con grande attenzione le future mosse di questa pericolosa tempesta. Nella speranza che i governi dei rispettivi paesi cominciano a prendere efficaci misure di sicurezza per la tutela dei propri cittadini.
