
”Imminente”: cosi’ definiscono gli esperti di Santiago una possibile eruzione del vulcano Copahue, sulla frontiera andina tra il Cile e l’Argentina, dove nelle ultime ore è stata portata a termine l’evacuazione di più di 2 mila persone. A precisarlo e’ l’Osservatorio vulcanologico degli Andes del sud del paese, che mantengono l’allarme rosso emesso ormai un paio di giorni fa. ”Anche se nelle ultime ore la ‘sisimicita” e’ decrescente’‘, rimane in corso ‘‘l’ascesa di un corpo magmatico, fatto che facilita – precisano gli esperti – l’espulsione di un domo vulcanico e dei fenomeni ad esso associati… intensita’ maggiori all’eruzione avvenuta lo scorso dicembre”. Nella giornata di ieri, sono d’altra parte state portate a termine le evacuazioni di circa 2.200 persone residenti nel raggio di 25 km intorno al vulcano. Lo stato di allerta e’ in vigore anche nelle aree argentine a ridosso della frontiera con il Cile, nella provincia di Neuquen, dove circa 600 persone hanno dovuto allontanarsi dalle proprie abitazioni. Sempre sul fronte cileno, le autorita’ hanno sottolineato che nell’area di Ralco vivono soprattutto comunita’ indigene. In questa zona sono in pericolo d’altra parte circa 21 mila capi di bestiame, fondamentale per la sussistenza della popolazione locale. L’ultima attivita’ significativa del Copahue, che si trova circa 500 km a sud di Santiago, risale al 1600, anche se – precisano gli esperti – “il Copahue ‘si attiva’ all’incirca ogni 400 anni“.