Festa-super in Nepal per i 60 anni dalla prima scalata dell’Everest: tutte le immagini di una storia bellissima

Con una festa popolare a cui hanno partecipato personalita’ nazionali ed internazionali, e con un ricevimento serale nell’ex palazzo reale di Kathmandu, il governo del Nepal ha concluso oggi il ‘Diamond Jubilee’, quattro giorni di celebrazioni per commemorare quel 29 maggio del 1953 quando l’allevatore d’api neozelandese Edmund Hillary e il suo sherpa nepalese Tenzing Norgay raggiunsero gli 8.848 metri della vetta dell’Everest, la montagna piu’ alta del mondo. Presente nella capitale nepalese, il figlio di Hillary, Peter, ha ricordato l’importanza di quell’impresa, sostenendo che ”mio padre ed il suo sherpa furono per tutti gli anni’50 e ’60 famosi come delle star del rock”. Come non poteva essere altrimenti, fra gli invitati d’onore alla kermesse si e’ distinto l’alpinista italiano Reinhold Messner, che per primo scalo’ il ‘Tetto del Mondo’ senza ossigeno nel 1985 e che e’ stato anche il primo a raggiungere la cima di tutte le 14 montagne sopra gli 8.000.
”Sono qui in Nepal – ha detto Reinhold ai numerosi giornalisti che hanno cercato di intervistarlo – per girare un film-documentario, non per cimentarmi in altre scalate”. Per questo, ha precisato, ”mi sono recato al campo base del Kanchenjunga (terza vetta del mondo di 8.586 metri)”. Commentando quello che ha visto durante questa visita, lo scalatore altoatesino ha assicurato che purtroppo il ”mito” dell’Everest e’ ormai soltanto un ricordo. Per la verita’, ha sottolineato, ”piu’ che un ‘mito’ e’ un Inferno. Basti dire che il campo base giorni fa era affollato da 1.000 alpinisti”. Per l’occasione il governo del Nepal ha insignito con targhe ricordo tutti gli uomini ancora viventi che hanno fatto la storia dell’Everest, prodotto francobolli commemorativi e annunciato anche la consegna di una ‘e-card’ a tutti coloro che raggiungeranno la vetta e che faranno quindi parte di uno speciale ed esclusivo club. Per la festa tenutasi nel pomeriggio, le autorita’ hanno allestito carri trainati da cavalli su cui hanno preso posto le personalita’ invitate, fra cui due nipotine ed il figlio di Hillary, lo stesso Messner, il nipote di Norgay e l’ultimo membro ancora vivente della spedizione del 1953, Kancha Sherpa. La sfilata per le vie del centro e’ stata accompagnata a piedi da centinaia di persone.

ANCHE LA REGINA CELEBRA A LONDRA I 60 ANNI DALLA PRIMA SCALATA DELL’EVEREST – La regina Elisabetta e il principe Filippo celebreranno questa sera il 60esimo anniversario della scalata dell’Everest partecipando a una cerimonia alla Royal Geographical Society di Londra. La sovrana incontrera’ i figli degli alpinisti che realizzarono la celebre impresa nel 1953, il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay. All’evento ci saranno anche famosi sportivi britannici della montagna, come Stephen Venables, il primo britannico ad aver conquistato l’Everest senza l’ausilio dell’ossigeno nel 1988. Elisabetta II e’ molto legata alla spedizione dell’Everest: la notizia della conquista della vetta venne pubblicata sul Times il 2 giugno 1953, il giorno in cui la sovrana venne incoronata nell’Abbazia di Westminster. Alla Royal Geographical Society sono state inaugurate due importanti mostre sull’impresa alpinistica, una dedicata alle tecnologie usate nella spedizione e l’altra alle foto scattate sulla vetta del mondo.

LA CONQUISTA DELL’EVEREST FU ANCHE UNA GRANDE IMPRESA GIORNALISTICA – La conquista dell’ Everest non fu solo la piu’ grande impresa alpinistica della storia ma anche una sfida giornalistica senza precedenti. Con mezzi nemmeno paragonabili a quelli di oggi, due britannici, un inviato del Times e un fotografo di Reuters, furono i primi a far conoscere al mondo, con articoli e immagini, che Edmund Hillary e Tenzing Norgay avevano conquistato la vetta piu’ alta. L’ inviato del Times che batte’ tutti sul tempo fu James Morris, diventato Jan dopo aver scelto negli anni Settanta di cambiare sesso. E’ stato un grande corrispondente e autore di libri di viaggio e ancora oggi, a 86 anni, il ricordo piu vivo della sua carriera e’ legato al 29 maggio del 1953, il giorno della conquista dell’ Everest. Il Times era l’ unica testata a seguire con un suo inviato la spedizione, e ne era anche lo sponsor.

Morris si trovava a 6700 metri di quota quando apprese, nel pomeriggio del 30 maggio, la notizia dell’ arrivo in vetta: era fermo al campo base lasciato da Hillary e dal suo sherpa. ”Ho rischiato di uccidermi quella notte per scendere verso valle e trovare qualcuno che poi portasse il dispaccio a Katmandu e da li’ venisse inviato via telegrafo a Londra”, ha raccontato il giornalista alla Bbc. Per nessuna ragione altri dovevano sapere di quella notizia. Morris prima di partire dalla Gran Bretagna aveva stabilito un codice col proprio direttore per evitare che altri entrassero in possesso di quello scoop. Il dispaccio che annunciava la conquista dell’ Everest diceva: ”Cattive condizioni di neve. Base avanzata abbandonata ieri. In attesa di miglioramento. Tutto bene!”. La notizia ci mise giorni ad arrivare nel Regno Unito e venne pubblicata sul Times il 2 giugno, il giorno stesso dell’incoronazione della regina Elisabetta nell’ Abbazia di Westminster. ”Tutti aspettavano la notizia che l’ impero era arrivato in cima al mondo”, ha commentato Morris. Un altro giornalista, altrettanto coraggioso, conquisto’ un posto nella storia. Peter Jackson, fotografo di Reuters, il primo a immortalare Hillary e Norgay appena scesi dalla vetta che si guardano sorridenti. Gli scatti di Jackson, che oggi ha 87 anni, furono i primi ad essere pubblicati sulla stampa dal Sunday Express. La foto piu’ celebre venne fatta vicino al monastero di Thyangboche. ”Hillary mi disse – ha ricordato Jackson – sono felice, non sono mai stato cosi’ felice”.