
Continua l’ondata di caldo anomalo che da oltre una settimana continua ad investire molte aree dell’est europeo, la penisola Scandinava e i territori della Russia europea fino alle coste affacciate sul freddo mare di Barents. Il vecchio continente, sotto l’aspetto climatico, continua ad essere spaccato a metà. La legge della compensazione, in questo caso, sta ulteriormente inasprendo i divari termici fra l’est, sempre più caldo, e l’ovest, sempre piuttosto freddo per il periodo. Mentre l’Europa occidentale, in particolare Regno Unito, Francia e l’Italia settentrionale, viene investita da correnti di aria fredda, in discesa dalle latitudini artiche, poco più ad est, lungo il ramo ascendente dell’ampia saccatura artica che ha diviso l’Europa, aria molto più calda risale dall’entroterra desertico libico e egiziano oltre il circolo polare artico, investendo in pieno la regione scandinava e la Lapponia, con una ventilazione meridionale, dove i termometri sono già schizzati oltre i +20°C +22°C, con picchi di oltre i +23°C +24°C. Ma la cosa ancora più stupefacente sta nella rapida fusione del manto nevoso, con largo anticipo sulla normale tabella di marcia, fino ad oltre 1000 metri di quota. Anche nella fredda Lapponia la neve è stata fusa completamente, dopo giorni di caldo anomalo e temperature di oltre i +20°C +22°C. Il gran caldo proseguirà anche nei prossimi giorni, con valori ampiamente superiori rispetto alle medie del periodo. Basti pensare che nei giorni scorsi, nel cuore della Lapponia, oltre i 69°-70° di latitudine nord, i termometri sono schizzati oltre la soglia dei +21°C +22°C, con picchi di +23°C, persino +24°C.
Parliamo di valori termici di circa +8°C +10°C (ma anche oltre) superiori rispetto alle medie stagionali. Decine i record di caldo mensile stracciati fra nord della Norvegia, Svezia e Finlandia. Un’anomalia termica positiva enorme, che purtroppo perdurerà per diversi giorni visto la persistenza dell’attuale pattern atmosferico sull’area euro-atlantica e le marcate ondulazioni del ramo principale del “getto polare”, che scorre a latitudini sempre più elevate. A Karasjok, a circa 70° di latitudine nord, oltre il circolo polare artico, il mite flusso dai quadranti meridionali ha fatto impennare la colonnina di mercurio ad oltre i +23°C all’ombra. Ma sono ancora più incredibili le temperature massime, di oltre i +20°C +22°C, registrate in alcune località montane ubicate a 900-1000 metri di altezza, attorno i 60°-62° di latitudine nord. Valori termici veramente fuori dall’ordinario per il mese di Maggio che hanno contribuito a far scomparire gli ultimi mucchi di neve, depositati durante la scorsa stagione invernale. a 1000m d altezza a 60-62N. Il veloce scioglimento della neve sulle Alpi Scandinave sta mettendo in difficoltà molti impianti sciistici, fra Norvegia e Svezia (paesi dove gli sport invernali sono i più praticati), che ora rischiano la chiusura anticipata, con pesanti ripercussioni anche in termini economici. A causa delle elevate temperature e della rapida fusione della neve vicino la stazione sciistica sopra il Sognefjell sta emergendo pian piano il fiume, con uno strato molto sottile di ghiaccio che tende sempre più ad assottigliarsi. Eppure proprio l’anno scorso si scongelo solo verso il 25 Agosto, per poi essere sommerso dalla neve nuovamente il 5 Settembre scorso. In altre aree delle Alpi Scandinave la neve è sparita pure a 1500-1600 metri di quota, lasciando a nudo le rocce e prati.
Dopo una tregua di alcuni giorni entro la prima decade di Giugno il caldo tornerà nuovamente ad interessare la penisola Scandinava, determinando una nuova massiccia scaldata fino alla Lapponia, Finnmarks e alle coste affacciate sul mare di Barents, dove salirà l’isoterma di +10°C alla quota di 850 hpa. Questa ondata di caldo rischia di risultare letale anche per i tanti ghiacciai che coprono il territorio scandinavo. Molti di questi insistono a quote non particolarmente elevate e le alte temperature di questi giorni li ridurranno sensibilmente, rendendoli sempre più vulnerabili alle piogge estive, fra Luglio e Agosto. Ciò potrebbe rappresentare un duro colpo di grazia per quei ghiacciai che finora non hanno presentato particolari criticità. Già in Norvegia le piogge cadute in questi ultimi giorni hanno fuso molto rapidamente gli ultimi strati di neve presenti sotto i 1000-1500 metri, determinando l’ingrossamento e l’esondazione a valle di molti fiumi e corsi d’acqua. In qualche caso la furia dell’acqua ha danneggiato persino delle abitazioni, come nella cittadina di Kvam, dove il fiume Gudbrandslagen è esondato, allagando il rispettivo fondovalle.
