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Salute: allarme tonno rosso a Palermo, decine di ricoveri per intossicazione. Blitz e sequestri nelle pescherie
Si susseguono i blitz e i sequestri di tonno rosso a Palermo e in provincia. Migliaia di chili mal conservati e avariati, responsabili di decine di ricoveri, un centinaio dall’ultimo fine settimana a oggi. Cosi’, mercati, pescherie, porti e imbarcazioni sono passati al setaccio per bloccare lo smercio di partite di pesce a rischio. Oggi tre tonni, per un peso di circa 450 chili, sono stati sequestrati a Porticello dalla Guardia Costiera, e distrutti perche’ giudicati non idonei al consumo. Altri 750 chili pronti per la vendita sono stati sequestrati in citta’. Applicate sanzioni amministrative per 12.000 euro e denunciati due pescatori. Ieri erano stati sedici gli esemplari di tonno rosso catturati illegalmente, per un peso di circa due tonnellate e mezzo, sequestrati dalla Guardia costiera e dalla polizia a Cefalu’, nel porto di Presidiana. Dodici pesci era su un furgone che li aveva appena caricati da un motopesca. E non si fermano le forze dell’ordine che hanno sentito, anche negli ospedali, gli acquirenti del tonno avariato per ricostruire la ‘filiera letale’. Principale indiziata la ‘sindrome da sgombroide’, tra le piu’ frequenti nelle intossicazioni da prodotti ittici, un tipo di avvelenamento alimentare direttamente collegabile a un inadeguato trattamento di conservazione. Preoccupate anche le associazioni di categoria che temono effetti economici con bruschi cali nelle vendite. “I casi di intossicazione causati daltonno rosso rappresentano l’ennesimo fatto che dimostra quanto malaffare ci sia dietro il settore alimentare”, affermano il presidente e il direttore della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione, i quali ritengono che occorra “incentivare ancora di piu’ i controlli per evitare che si verifichino episodi simili”, e avvertono: “Spesso a causa della crisi si acquistano prodotti a bassissimo prezzo che non possono essere prodotti sani per via dei costi di produzione. Guardare la provenienza, instaurare un rapporto di affiliazione con chi vende cibo, puo’ contribuire a scongiurare casi simili”.