
La ricerca è stata condotta da Randall Donohue e il suo team dell’Organizzazione di Ricerca Industriale e Scientifica del Commonwealth (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, CSIRO) a Canberra, Australia.
Il team ha applicato un modello matematico per predire l’estensione dell’effetto fertilizzante della CO2; hanno poi testato questa previsione studiando le immagini dei satelliti escludendo variabili come precipitazioni, temperatura dell’aria, quantità di luce, cambiamenti nell’impiego della terra.
Il modello ha dato come risultato un aumento del fogliame dal 5 al 10% in rapporto all’aumento del 14% di CO2 del periodo di studio. Valore confermato dal satellite, che ha mostrato un aumento di fogliame dell’11%.
Donohue afferma “I satelliti sono molto utili nel rilevare cambiamenti nella copertura di foglie complessiva, ed è nelle condizioni aride e calde che l’effetto della CO2 si manifesta in modo più tangibile. Molte ricerche hanno mostrato un aumento medio della vegetazione in tutto il globo e c’è molta speculazione su cosa possa causarlo: l’aumento della temperatura dove il clima è normalmente freddo o l’aumento delle piogge dove normalmente il clima è arido. Poche le speculazioni sull’effetto della CO2, tra l’altro molto difficili da provare.”
Lo studio del team australiano è stato pubblicato su un quotidiano dell’Unione Geofisica Americana.
La fotosintesi è un processo chimico grazie al quale le piante verdi producono sostanze organiche a partire dall’anidride carbonica e dall’acqua, in presenza di luce solare. Una foglia può estrarre più CO2 dall’aria durante il processo di fotosintesi oppure perdere meno acqua nell’aria. O entrambe, quando vi sono alti livelli di CO2: questo l’effetto fertilizzante.
Comunque, nonostante la crescita di vegetazione, l’impatto negativo delle emissioni di gas serra ha superato di molto i benefici, e se i livelli di CO2 continuassero a crescere, parte della Terra potrebbe diventare, nonostante tutto, inabitabile.
