
Presidente dell’associazione GLIS (GLIS – Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica) e dell’International Seismic Safety Organization (ISSO); presidente fondatore ed attuale vicepresidente e coordinatore della Sezione Territoriale dell’Europa Occidentale dell’Anti-Seismic Systems International Society (ASSISi); coordinatore del Task Group 5 on Seismic Isolation of Structures dell’European Association for Earthquake Engineering (EAEE-TG5); membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in “Ingegneria Civile, Ambiente e Territorio, Edile e in Chimica” del Politecnico di Bari; e-mail: marteisso1@gmail.com.
Si vocifera che sarebbero stati ulteriormente prorogati, per l’ennesima volta, i termini per l’effettuazione delle analisi di vulnerabilità sismica degli edifici strategici e pubblici esistenti. Ho cercato ieri la notizia in Internet, ma non ne ho trovato menzione. Però, forse sono improvvisamente rimbecillito, come qualcuno va sostenendo, da quando sono andato in pensione dall’ENEA il 20 novembre 2012 o, addirittura da prima, da quando, il 19 settembre (non perché costretto, ma per facilitare la mia successione nel difficile momento dovuto all’attuazione della spending review), mi sono dimesso dall’incarico di direttore del Centro Ricerche di Bologna dell’ENEA: secondo alcuni l’autorevolezza delle valutazioni dipende dall’importanza dell’incarico, non dalle competenze.
Quindi, spero che l’informazione di cui sopra sia errata e spero anche che nessuno abbia l’intenzione di decidere la suddetta ennesima proroga. Non troverei definizione appropriata per una simile “indecenza” (per non usare “francesismi” più pregnanti), se la cosa fosse vera: è già fin troppo “indecente” la situazione attuale!
Fatto sta che mi risulta che, con la scusa di tale ulteriore proroga, alcune amministrazioni locali, anche delle zone emiliane colpite dagli eventi sismici del 20 e del 29 maggio 2012, giustifichino la loro perdurante inerzia nell’effettuazione delle suddette analisi di vulnerabilità. Il che, ovviamente, impedisce l’assunzione delle decisioni conseguenti ai risultati di tali analisi, decisioni che sono di estrema importanza per garantire la sicurezza della popolazione in occasione dei prossimi terremoti.
Circa le zone emiliane, senza voler fare l’uccello del malaugurio (o la Cassandra di turno, che dir si voglia), tengo a sottolineare che il fatto che il precedente forte terremoto che colpì l’Emilia sia avvenuto nel 1570, non significa, purtroppo, che possiamo star tranquilli per altri 500 anni (dico “possiamo” perché sono bolognese ed uno dei miei figli, padre della mia prima e finora unica nipotina, abita a Carpi). Fra l’altro, il terremoto del 1570, anch’esso con epicentro nel ferrarese, durò 4 anni (gli Estensi furono costretti ad emanare un editto per far rientrare la popolazione nelle case). Non può, pertanto, escludersi la possibilità di altre scosse significative nel breve / medio termine nelle aree interessate dagli eventi del 2012 (per venire a fatti più recenti di quelli del 1570, anche se ad altre zone italiane, si ricordi la seconda violentissima scossa che, mesi dopo la prima, colpì il Friuli nel 1976).
Per quanto attiene alle analisi di vulnerabilità degli edifici degli edifici strategici e pubblici, ricordo che, in base al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) n. 3274 del 2003 (se non erro), le suddette analisi si sarebbero dovute effettuare nel giro di un tempo ragionevole. Poi, ogni anno, inizialmente “grazie” al cosiddetto decreto “Milleproroghe”, i termini sono stati via via spostati. L’ultima proroga che mi risulta di certo è quella che fissava i nuovi termini al 31 marzo 2013 (http://www.legislazionetecnica.it/840062/prd/news-normativa/verifiche-sismiche-edifici-strategici-e-grandi-dighe-proroga-termini-nella …).
Ricordo anche che il “Milleproroghe” era stato ignobilmente utilizzato pure per spostare la data dell’entrata in vigore obbligatoria della nuova normativa sismica, che si deve anch’essa al succitato DPCM del 2003. Il mio parere su queste proroghe lo espressi – credo molto chiaramente – in una lettera che inviai il 10 febbraio 2009 (nella mia qualità di presidente dell’associazione scientifica GLIS) all’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteoli ed all’allora presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Balducci. Analoghe lettere furono inviate dai presidenti delle altre associazioni tecnico-scientifiche italiane del settore.
Ovviamente non ci fu dato ascolto, con la motivazione (scusa?) che il “Milleproroghe” passa sempre con il voto di fiducia (è per questo motivo che vi si inseriscono anche le cose più indecenti, espresse appositamente in termini talmente criptici che è molto difficile scovarle per chi non ne ha scritto o voluto il testo).
Poco tempo dopo le nostre lettere, però, ci pensò, purtroppo, il terremoto dell’Abruzzo del 6 aprile 2009, a portare alla ribalta il problema. Anch’io ebbi una certa parte nella vicenda, in quanto Carlo Bonini de La Repubblica trovò la mia suddetta lettera in Internet (così mi disse poi – non ce l’avevo messa io e non so chi l’avesse fatto). Il 9 aprile egli scrisse un articolo intitolato «In febbraio l’ingegner Martelli dell’Enea aveva chiesto a Matteoli di applicare subito la nuova legge – L’allarme inascoltato dal ministro “Norme antisismiche, basta rinvii” – “Fu una furbata che ha consentito ai nostri costruttori di restare fermi a 16 anni fa”» e ne nacque un putiferio: si veda, ad esempio, un altro articolo pubblicato da La Repubblica il giorno successivo, a firma di Carlo Alberto Bucci, intitolato «Il ministro delle Infrastrutture prende le distanze dalla proroga. “L’hanno chiesta i costruttori” spiega l’autore dell’emendamento – Matteoli: “L’ho scritto a Tremonti e al premier – un errore far slittare le norme antisismiche” – Il sottosegretario Mantovani annuncia: nel piano casa sarà abolita la proroga». Ed in effetti, finalmente (sebbene un po’ più tardi di quanto annunciato dal sottosegretario Mantovani), il governo si decise e, durante l’estate del 2009, la proroga fu finalmente cancellata.
Tornando alle analisi di vulnerabilità sismica degli edifici strategici e pubblici, dal 2009 abbiamo sopportato ormai 4 anni ulteriori di prorogazio ed i relativi “benefici”: tralasciando di parlare dei crolli delle chiese e, soprattutto, dei capannoni industriali durante il terremoto del 2012 in Emilia, basti citare le molte scuole emiliane danneggiate gravemente da tale terremoto (che, fortunatamente, il 20 maggio 2012, non avvenne durante l’orario scolastico) e l’ospedale di Mormanno, messo fuori uso dal successivo modesto sisma del Pollino.
Se davvero qualcuno ha deciso od intende decidere una nuova proroga, alla faccia della prevenzione, si vergogni! E si vergognino pure coloro che sfruttano od intendono sfruttare questa situazione per coprire la loro inerzia. O vogliamo aspettare che sia il prossimo terremoto, con le sue immancabili vittime, a forzare il governo che sarà allora in carica a cancellare un’ennesima “indecenza”?
