Anche in questo inizio d’estate gli Stati Uniti diventano la patria del meteo estremo. Tanto che mentre gli stati del Middle-West devono fare i conti con l’ennesima ondata di maltempo, per il transito di un sistema frontale annesso ad una circolazione depressionaria che si sta spostando verso il nord dell’Illinois, nel sud-ovest si è sviluppata la più intensa ondata di calore (“heat wave”) di questo primo scorcio dell’estate 2013. Ondata di calore partita dai deserti interni del Messico settentrionale, che in pochi giorni è stata in grado di “arroventare” le vaste superficie desertiche, fra California, Arizona, sud del Nevada e New Mexico, fino al Colorado e al Texas. Alimentato da uno spesso strato di masse d’aria molto calde e secche, d’estrazione sub-tropicale continentale, alle quote superiori della troposfera, il promontorio anticiclonico sub-tropicale messicano ha esteso la propria copertura su gran parte degli stati del sud-ovest degli USA, facendo affluire dal suo bordo occidentale aria molto calda che è stata ulteriormente surriscaldata nei bassi strati dall’intensa insolazione diurna. La potente “heat wave”, scalzando verso nord-est, ha “infuocato” anche “Death Valley”, uno dei punti più caldi e “bollenti” del pianeta. Per ben due giorni, nel punto più basso della “Death Valley”, sono state archiviate due massime di oltre i +50°C, rispettivamente di +52.2°C e +51.7°C il giorno seguente.
Si tratta di valori a dir poco sorprendenti anche per le notevoli potenzialità del luogo più caldo del nostro pianeta, oltre che del record di caldo mondiale per la prima parte del 2013. Finora mai nella storia della Terra, fuori dal Pakistan (Belucistan), si erano raggiunte temperature cosi estreme in questo periodo dell’anno. Occorre ricordare che la “Death Valley” detiene tuttora il record assoluto di caldo mondiale, con i +53.9°C (quasi +54°C) registrati in varie occasioni, fra il Luglio del 1960 e il Luglio del 2005. Sulla Terra finora non si è mai registrato un simile valore con una strumentazione che si possa ritenere adeguata, rispettando tutte quelle che sono le norme WMO. Del resto non è un caso se proprio in questo luogo si registrano le temperature più alte di tutto il pianeta, con estrema facilità rispetto ad altri luoghi. La “Death Valley” è una estesa depressione, lunga più 225 chilometri e larga in media 40 chilometri, che si estende fra il deserto interno della California e in piccola parte sul confinante stato del Nevada.
Data la particolare orografia chiusa questa depressione è il punto più “rovente” del nostro pianeta, dove per varie volte è possibile sfondare il muro dei +50°C all’ombra durante il periodo estivo, quando l‘intensa e prolungata insolazione diurna (cieli costantemente sereni o poco nuvolosi), unita ai bassissimi tassi di umidità relativa, riscaldano sensibilmente il terreno desertico, completamente spoglio di vegetazione arborea in vasti tratti (solo in inverno e primavera, quando si verificano brevi rovesci di pioggia, la superficie desertica rifiorisce per pochi giorni), trasformando l‘area in una sorta di grande “forno“ naturale che irradia un calore veramente infernale e insopportabile. Proprio per questo motivo durante l’estate, a causa delle elevatissime temperature diurne, non si può circolare di giorno all‘interno della “Death Valley“, anche perché con quei valori il colpo di calore è assicurato. Le ore consigliate per arrivarci sono nel tardo pomeriggio, dalle 17:00 – 18:00 PM in poi, e nella prime ore del mattino dalle 04:00 alle 10:00 AM. Ma il gran caldo trasportato da questa intensa ondata di calore si è spostato più a nord-est, interessando pure il Texas, l’Oklahoma e lo stato montagnoso del Colorado, dove si sono archiviate temperature massima veramente eccezionali per il periodo. Proprio nello stato del Colorado stupiscono i +44.0°C di massima stabiliti a Lamar.
Con questa incredibile massima di +44.0°C Lamar si avvicina minacciosamente al record assoluto di temperatura massima di tutto lo stato del Colorado, che fu eguagliato proprio l’anno scorso. Ma temperature massime sopra il muro dei +40°C +42°C si stanno registrando in svariate località del Texas e dell’Oklahoma. In alcune località le temperature sono schizzate di botto sopra la soglia dei +40°C +42°C, con picchi di oltre i +44°C all’ombra. A causa delle elevate temperature e dell’aria molto secca forti incendi in queste ore si stanno propagando in vari stati del sud-ovest, dove vige l’allerta “heat wave”. La situazione più difficile si riscontra nell’area di Colorado Spring, dove le fiamme alte, spinte dall’aria rovente che si è depositata in questi giorni, hanno distrutto più di 60 edifici e costretto l’evacuazione di diverse migliaia di persone. Il grosso incendio, come detto, è stato alimentato da condizioni climatiche più che ideali, grazie alle temperature molto elevate, l’aria molto secca (a Colorado Spring l’umidità ha toccato un picco del 4%) ed una sostenuta ventilazione, con una media sui 45 km/h, in rapido indebolimento a partire dalla giornata odierna.

Nel nord-est degli Stati Uniti invece insiste una area depressionaria, ben strutturata nei medi e bassi strati, con un annesso sistema frontale nei bassi strati che dal nord dell’Illinois e dall’Indiana tende a muoversi verso la costa atlantica, apportando condizioni di diffuso maltempo, con rovesci e forti temporali fra l’area dei Grandi Laghi e gli stati del nord-est. Al momento questo sistema frontale si presenta quasi stazionario, a sud dell’area dei Grandi Laghi, dove sta producendo una marcata instabilizzazione atmosferica. Lungo il settore pre-frontale della circolazione depressionaria, in lento movimento verso la costa atlantica, cominceranno ad intrufolarsi masse d’aria un po’ più fredde, nella media troposfera, sopra l’aria più calda affluita nei bassi strati. Tali contrasti termici rafforzeranno sensibilmente il “gradiente termico verticale”, favorendo lo scoppio di forti moti convettivi (correnti ascensionali molto intense) che agevoleranno lo sviluppo di una serie di “Cellule temporalesche” e sistemi a “Multicella”, piuttosto attivi, in grado di produrre forti manifestazioni temporalesche, con attività elettrica, furiosi colpi di vento (“downburst”), occasionali e locali grandinate e persino possibili trombe d’aria o tornado isolati.
Non è escluso che alcuni di questi sistemi temporaleschi, iniziando a roteare su se stessi, potranno evolvere in “Supercelle”, pronte a fabbricare eventuali tornado. Fra la nottata e la prima mattinata odierna i temporali più intensi, evolvendo gradualmente verso est, colpiranno con durezza vaste aree dell’Illinois, con forti rovesci su Chicago, l’Indiana, l’Ohio e il Michigan meridionale. Su queste aree il “National Weather Service Storm Prediction Center” ha già lanciato una allerta meteo per l’elevato rischio di forti temporali, forti raffiche di vento e possibili tornado isolati. Nella giornata di domani, con lo spostamento del sistema frontale e della circolazione depressionaria verso l’Atlantico, il maltempo si muoverà verso gli stati del New England, condito da rovesci e temporali, localmente anche intensi, che bagneranno il Delaware, il New Jersey, fino all’area di New York e a Long Island. Solo dal pomeriggio/sera si assisterà ad un più deciso miglioramento, per l’allontanamento verso l’Atlantico del sistema frontale e dell’associato fronte freddo, che scaricherà gli ultimi rovesci sul New England.
