Giornata di caldo infernale in Pakistan; sfondati i +51°C a Jacobabad, si tratta della temperatura più elevata di questo 2013

pb-120627-pak-dam-01b_photoblog900Il caldo pre-monsonico che interessa l’intera area indo-pakistana si sta facendo sempre più feroce, soprattutto nel settore interno pakistano, dove il sole prossimo allo “Zenit”, il prevalente regime anticiclonico in quota, la debole ventilazione e l’aria molto secca nei bassi strati inaspriscono notevolmente la gran calura. Nei giorni scorsi diverse località hanno sfondato il muro dei +48°C +49°C, arrivando persino a superare i fatidici +50°C all’ombra. Le località dove si è attivata la “fornace” sono sempre le stesse, quelle penalizzate dall’orografia, spesso ubicate in profonde valli interne o canyon che le proteggono dai principali flussi eolici che si attivano sul territorio arido e semi-desertico del territorio pakistano. Quella di giovedì 6 Giugno 2013 è stata un’altra giornata infernale per diverse località del Pakistan centro-meridionale, con i termometri schizzati di colpo sopra il muro dei +50°C +51°C all’ombra.

La città di Jacobabad, sotto il cocente sole tropicale, è riuscita a sfondare la soglia dei +51.0°C, stabilendo l’attuale temperatura massima più alta finora registrata sulla Terra dall’inizio del 2013. Non è stata da meno neppure la città di Sibi che ha archiviato una massima di ben +50.0°C all’ombra, dopo una minima scesa a +34.4°C. Da circa una settimana, nel momento clou della fase di caldo pre-monsonico, Sibi ha registrato massime sempre superiori ai +45°C +46°C, con punte di +47°C +48°C. Ma il muro dei +50°C all’ombra è stato avvicinato anche dal nel sito archeologico di Moen Jo Daro, le località, assieme alla città di Sibi, fra le più calde di tutta l’Asia e del mondo. Ricordiamo che Moen Jo Daro è la detentrice del record di caldo asiatico assoluto e del secondo valore termico più alto al mondo, con gli storici +53.5°C stabiliti il 26 Maggio 2010, quando Sibi si attestò sui +53.0°C.

Notevoli pure i +47.1°C di Multan e i +47.0°C di Rohri, sempre nel Pakistan centro-meridionale, in quello che al momento è il luogo più caldo dell’intero pianeta. Da notare come nella città di Sibi, in Belucistan, l’umidità relativa sia salita fino ai 44 %, rendendo l’atmosfera ancora più soffocante e insopportabile per le popolazioni locali, ben abituate al grande caldo di questo periodo dell’anno, ma certo non ai valori cosi eccessivi di questi giorni. L’intensa ondata di calore continuerà ad interessare in modo deciso e continuato il Pakistan centro-meridionale, in particolare le regioni lungo il confine con l’India occidentale, cominciando ad attenuarsi non prima dell’arrivo della terza decade di Giugno, allorquando l’umido flusso monsonico inizierà a guadagnare posizioni verso nord, seguendo la lenta risalita dell’ITCZ sull’oceano Indiano settentrionale. Nei prossimi giorni valori termici particolarmente elevati si registreranno anche sul Punjab e sul confinante stato indiano del Rajasthan, con picchi prossimi ai +47°C +48°C. Intanto sull’oceano Indiano settentrionale e attorno le coste dell’Africa orientale e del Corno d’Africa il flusso monsonico di SO comincia ad intensificarsi sensibilmente, divenendo già forte in prossimità della costa somala settentrionale e del mar Arabico occidentale, dove gli intensi venti da SO e O-SO continuano a soffiare senza sosta, producendo i cosiddetti “getti somali” diretti verso le coste dell’India occidentale. L’intenso riscaldamento dell’area indo-pakistana, dove persiste una forte onda di calore semi/permanente ben strutturata fino alla media troposfera, e il calo dei valori barici al suolo stanno già approfondendo la vasta depressione di origine termica che prende sempre più forma tra le pianure del Gange il settore dell’India nord-occidentale, con valori barici al suolo che scendono sotto i 995 hpa. Questo crollo della pressione atmosferica, in prossimità del suolo, sta creando un importante “gradiente barico orizzontale” fra l’oceano Indiano settentrionale, il Corno d’Africa e le coste dell’Asia meridionale, che sta causando una rapida intensificazione del flusso monsonico sud-occidentale che dall’oceano Indiano nord-occidentale e dal mare Arabico tende a dirigersi verso le coste meridionali pakistane e l’India occidentale.

Nei prossimi giorni il flusso del “Monsone di SO” si intensificherà notevolmente in prossimità delle coste della Somalia settentrionale, l’isola di Socotra e lo specchio di mare ad ovest delle coste indiane occidentali, dove soffieranno intensi venti da SO e O-SO (“getti somali”) che cominceranno ad assumere carattere di burrasca in mare aperto. L’intensa ventilazione da SO che sferzerà le coste somale e il mar Arabico occidentale, con punte sopra i 60-70 km/h, renderà questo tratto di mare agitato, con onde alte più di 3 metri. Queste onde si spingeranno verso le coste indiane occidentali, determinando delle risacche fino ai litorali di Mumbai. I venti intensi però rimarranno ancora in mare aperto, in attesa dell’ulteriore spostamento verso nord dell’ITCZ. Spostamento che dovrebbe iniziare a manifestarsi già dai prossimi giorni, grazie al graduale innalzamento di latitudine del ramo principale del “getto sub-tropicale”, che ora scorre a nord dell’Afghanistan e del Pakistan, passando a nord della catena montuosa dell’Himalaya. Una condizione che dovrebbe favorire un ulteriore spinta verso nord dell’umido  “Monsone di SO” sul sub-continente indiano, dove si attente l’arrivo delle prime piogge e dei primi temporali sulle pianure dell’India settentrionale, indispensabili per il buon andamento dei raccolti.