Una ricerca dell’Universita’ della Tasmania, in Australia, getta nuova luce sulla biologia del morbo di Alzheimer e offre nuove speranze per i sofferenti – sempre piu’ numerosi nelle societa’ avanzate con l’invecchiamento della popolazione – offrendo la possibilita’ di rigenerare le cellule danneggiate. Guidato dal biochimico David Small, il gruppo ha scoperto che la proteina detta Amyloid Precursor Proteine (App), responsabile della malattia debilitante, puo’ anche assumere un ruolo nella sua cura. Specificamente, la App si degrada nel cervello producendo una proteina detta Abeta, che e’ la causa diretta dalla malattia, ma i ricercatori hanno scoperto che ha anche una funzione positiva. ”Per 25 anni o piu’ questa proteina e’ stata indirettamente collegata alla malattia, ma abbiamo dimostrato che e’ di norma molto importante per la crescita dei neuroni, le cellule cerebrali. Cosi’ che semplicemente bloccarla non costituisce un fattore positivo”, scrive Small sul Journal of Biological Chemistry. ”Sara’ possibile usare la App per incoraggiare il cervello a rimpiazzare i neuroni danneggiati” aggiunge lo scienziato. ”La scoperta offre la possibilita’ di cercare nuove strade per stimolare la crescita delle cellule cerebrali, cioe’ di non limitarsi ad arrestare i danni, ma anche di porvi rimedio”.
Medicina: la proteina che causa l’Alzheimer può anche curarlo
