E’ un killer silenzioso di bambini, esplode senza preavviso e puo’ portare alla morte entro 24-48 ore. La meningite menigococcica, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanita’, colpisce 3 bebe’ ogni 100 mila nuovi nati. Ma questi dati, assicura Chiara Azzari, direttore della Clinica pediatrica II, universita’ degli Studi di Firenze e azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ”sono straordinariamente sottostimati. Possiamo dire che i casi sono 4 volte di piu’ di quelli notificati”, spiega oggi a Milano durante un incontro promosso da Novartis per l’arrivo in Italia del primo vaccino antimeningococco B. Su 10 persone che contraggono la malattia, una e’ destinata a non sopravvivere anche se sottoposta a cure adeguate, spiega l’esperta. Difficile la diagnosi tempestiva. Perche’ la malattia ”e’ subdola”, osserva. I sintomi in alcuni casi si palesano quando e’ ormai troppo tardi. Succede soprattutto con i piu’ piccoli. Mentre negli adulti e nei bambini piu’ grandi la febbre e’ alta, si manifestano mal di testa violento, vomito e la tipica rigidita’ del collo, ”nei bimbi piu’ piccoli la febbre puo’ essere assente, la temperatura puo’ addirittura essere piu’ bassa della media. Sono invece presenti sopore e prostrazione. Il bambino e’ abbattuto, non mangia, non risponde agli stimoli”, avverte la specialista. La letalita’ della malattia e’ tra il 9 e il 12%, ma in assenza di trattamento antibiotico adeguato puo’ raggiungere il 50%. Ed ecco perche’ ”e’ fondamentale che negli ospedali si usino test sensibili che permettano di identificare in tempi brevi i casi”. Ci sono due metodi: ”Quello in coltura – spiega Azzari – che e’ lento e puo’ richiedere 2-3 giorni, anche una settimana per una risposta, inoltre e’ poco sensibile (fino alla meta’ dei casi non riconosciuti), ma da’ preziose informazioni su una possibile resistenza agli antibiotici. E poi c’e’ il metodo di biologia molecolare, che ha una sensibilita’ di 2-4 volte superiore alla coltura e da’ una risposta in un paio d’ore, oltre a essere meno costoso e facile da usare”. Il problema sul sommerso e’ che molti casi hanno un esito fatale ancora prima che si possa fare diagnosi. Non solo: ”I dati riportati dall’Iss – continua l’esperta – non includono normalmente quelli emersi solo alla Pcr, nei quali non si e’ avuto isolamento batterico. Questo significa che la notifica di 4 casi corrisponde in realta’ ad almeno 10-16 casi. La sottostima minima e’ di almeno 4 volte”. Anche in chi sopravvive la malattia lascia il segno: ”Nel 50% dei casi anche sordita’, epilessia, o amputazioni degli arti sono i danni piu’ visibili. Purtroppo la sequela meno apparente, ma che emerge man mano, e’ il ritardo nell’apprendimento rispetto alla media dei bambini della stessa eta”’, aggiunge Azzari. In alcuni casi, sottolinea, ”la progressione della meningite menigococcica e’ cosi’ rapida che nessuna terapia antibiotica, nessun supporto rianimatorio puo’ fermare l’infezione”. Lo racconta anche Ivana Silvestro, vice presidente del Comitato nazionale contro la meningite: ”Federico, mio figlio, aveva due anni e mezzo”. Il giorno prima di essere stroncato dalla meningite ”giocava serenamente. Aveva avuto un po’ di febbre qualche giorno prima ma era andata via da sola. Poi la temperatura si era alzata di nuovo. Ma succede spesso nei bimbi, quindi non ci siamo preoccupati. Finche’ non ho ricevuto una telefonata. Ero al lavoro. La febbre era salita ancora, Federico era pallido. Il pediatra ha notato le macchie, e poi e’ scattata la corsa al pronto soccorso. Mio figlio ha ricevuto tutte le cure possibili, anche immediate, ma e’ morto lo stesso. Nulla e’ servito a fermare una malattia devastante. Ecco perche’ qualunque sforzo sara’ inutile se non riusciremo a diffondere la vaccinazione. Se ci fosse stata, mio figlio ora sarebbe qui a giocare”.
Salute, l’esperta lancia l’allarme meningite menigococcica: “è sottovalutata, killer silenzioso di bambini”
