
Il disturbo da stress post-traumatico è spesso indicato nel linguaggio comune con espressioni tipo “essere rimasti traumatizzati” o “non aver superato un trauma” e fa riferimento allo stress patologico, cioè a quella forma di sollecitazione e attivazione del cervello, in risposta a eventi “pesanti”; si pensi ad una minaccia concreta all’incolumità fisica e/o ad una segregazione (cattività), indipendentemente dalle attuali conseguenze o dai postumi corporei; oppure a catastrofi naturali, incidenti, aggressioni, violenze fisiche .
Il disturbo non si sviluppa da subito anche se, solitamente, vi è una fase immediata indicata come stress acuto, che può poi interrompersi con un apparente raffreddamento, magari anche eccessivo, seguita dalla ripresa di una condizione di stress a evento finito, a distanza, definita appunto stress post-traumatico.
Mentre nel percorso traumatico normale si passa da una fase di reazione acuta ad una di raffreddamento, in cui la persona può stupirsi della facilità con cui si è ripresa, seguita dall’adattamento, con il recupero e la ricerca di spiegazioni per andare avanti; nel trauma patologico sia la prima fase (stress acuto), che la seconda (raffreddamento) sono seguite dallo stress-post traumatico, senza riuscire a passare dalla fase di adattamento. L’adattamento dipende dalla riuscita del meccanismo di oscuramento del fatto, che è quindi sistemato in una posizione di sottofondo. E’ difficile seguire in tempo reale la reazione ad un trauma per capire quali siano esattamente eventuali parametri corporei “spia” di una reazione che sta prendendo una piega patologica. Anche in persone psichicamente non sofferenti, il ripetersi dello stesso trauma (es. stupro,rapina ) può, alla fine, provocare il disturbo.
Quando si diagnostica un disturbo da stress post-traumatico, è importante evidenziare i sintomi tipici, poichè spesso sono evidenti alcuni sintomi depressivi e anomalie comportamentali, i ricordi sono raccontati malvolentieri dalla persona, specie se richiamano a violenze personali (sessuali e non ) o a fatti di cui si è stati testimoni o partecipi. Non di rado, detti sintomi si sviluppano in persone che hanno compiuto violenze a danni di altri in condizioni particolari, che poi sono vissute in una fase successiva con sentimenti di colpa, vergogna o con la sensazione di dover ” scontare” quel che si è fatto con una condanna e ricordarlo per sempre. Il meccanismo da stress post-traumatico può inserirsi in quadri psichiatrici di altro tipo, come il disturbo bipolare, diventando un fattore di rischio per condotte autolesive, o abuso di alcol e sostanze.
Il disturbo da stress post traumatico è trattabile clinicamente in svariati modi: con l’esposizione, in cui il soggetto è invitato a rivivere l’avvenimento nella propria immaginazione e a raccontarlo gradualmente al terapeuta; il rietichettamento delle situazioni somatiche, cioè la discussione col paziente delle cause dei singoli sintomi, per decatastrofizzare la sua condizione soggettiva; il rilassamento e la respirazione addominale, autonomamente tenute sotto controllo dal paziente nel quotidiano; la ristrutturazione cognitiva, con cui il soggetto può modificare i propri schemi a favore di spiegazioni più realistiche, con la collaborazione dei familiari; l’ EMDR, una nuova tecnica messa a punto da Shapiro nel 1989, basata sull’esecuzione di movimenti oculari da parte del paziente durante la rievocazione dell’evento, la quale permette di accellerare l’elaborazione di informazioni legate al trauma; l’ homework, i “compiti per casa”, cioè diari di registrazione di elementi-bersaglio o diari di automonitoraggio, con la collaborazione del paziente.
Il disturbo da stress post-traumatico non è un’ esclusiva dei reduci da guerre o dei sopravvissuti a tsunami, cadute di aerei e catastrofi varie, ma appartiene alla vita comune: ne soffrono parecchi anziani e uno su 8 di quanti hanno avuto un serio attacco di cuore. E’ un’emergenza psichiatrica per le donne che hanno subito violenze ed è proprio tra me vittime di stupro che si ritrova la più alta percentuale di insorgenza. Lo studio condotto dalla Emory University – sottolineano i suoi autori – non è sufficiente a dire che lo stress causa problemi cardiaci, ma bisogna comunque considerare l’associazione tra le due condizioni.
La nuova “bibbia “della psichiatria, compiuta dall’Associazione degli psichiatri americani (Apa), intanto, contiene ancora il concetto di disease (disturbo) che rimanda alla psiche, alla paura di essere considerati deboli, rigettando la richiesta delle autorità militari di sostituirla col concetto di injury (lesione, ferita) ed evidenziando come lo stigma sia duro a morire e come esso spinga a non cercare medici e cure.