
Questi eventi atmosferici estremi furono preceduti, nel biennio precedente, da altre forti ondate di calore negli Stati Uniti nel 2011 e sulla Russia e nei territori della Siberia centro-occidentale nel 2010, in diretta coincidenza con le violente alluvioni che flagellarono il Pakistan, a causa di una distorsione all’umido flusso monsonico estivo, da SO, che fu costretto a spingersi sull’area pakistana per un notevole abbassamento di latitudine del ramo principale del “getto sub-tropicale” ad ovest della catena montuosa himalayana. Tutti questi eventi atmosferici cosi estremi presentano ormai un unico comune denominatore. Un blocco della circolazione atmosferica alle quote superiori della troposfera, indotto da un sensibile rallentamento del ramo principale della “Jet Stream”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e di Ferrel. Da alcuni anni, la rapida riduzione dei ghiacci del Polo Nord, con una notevole diminuzione delle aree soggette al cosiddetto “effetto Albedo“, sta creando pesanti ripercussioni sull’andamento meteo/climatico planetario, influenzando direttamente la circolazione generale atmosferica e rallentando notevolmente il flusso della “Jet Stream” alle quote superiori della troposfera. Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”.
Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane. Negli ultimi anni ne abbiamo avuto la prova. Ogni evento meteorologico estremo è stato caratterizzato dallo sviluppo di enormi “onde di Rossby” che rimangono semi/stazionarie, o letteralmente bloccate per intere settimane sugli stessi territori.
Il robusto promontorio anticiclonico di blocco, che ha posizionato i propri massimi barici fra la Russia europea e la Finlandia, ha impedito la naturale evoluzione verso levante di ben due differenti circolazioni depressionarie, a carattere freddo, provenienti dal nord Atlantico, sfornate in precedenza dall’affondo di ben due differenti saccature. Queste impattando davanti il bordo occidentale della vasta struttura anticiclonica hanno rallentato la loro velocità di spostamento verso est, divenendo semi/stazionarie per più giorni sopra i territori della Mitteleuropa, con l’isolamento di due “CUT-OFF”, colmi di masse d’aria fredde in quota che hanno prodotto una considerevole instabilizzazione atmosferica, favorendo lo sviluppo di enormi annuvolamenti che hanno data la stura a piogge diffuse e piuttosto battenti su tutto il comparto centrale europeo. Le intense precipitazioni sono state prodotte dall’interazione fra le correnti meridionali, di aria calda e carica di umidità in risalita dal Mediterraneo centrale, con le masse d’aria decisamente più fredde, da N-NO e NO, in discesa dall’Atlantico settentrionale, lungo il margine occidentale di queste circolazioni depressionarie, rimaste stazionarie per più giorni sull’Europa centrale. In questo caso è stato l’apporto di masse d’aria piuttosto calde, e quindi maggiormente cariche di vapore acqueo dopo il transito obbligatorio sopra le acque del Mediterraneo, in risalita sul lato occidentale del vasto anticiclone di blocco, centrato più ad est, ad enfatizzare le precipitazioni fra Austria, Svizzera e Germania meridionale, creando i presupposti ideali per lo sviluppo di estese bande di piogge e rovesci distribuite su un ampio areale.
In alcune aree dell’Austria in 48 ore di piogge diffuse, fra il 30 Maggio e il 1 Giugno 2013, sarebbero caduti fino a 150-200 mm di pioggia. Si tratta di accumuli davvero elevati, che normalmente si registrano in due o tre mesi. Il blocco di questa ampia ondulazione anticiclonica, fra Scandinavia e Russia europea, persistendo per oltre una settimana ha anche contribuito a pompare aria molto calda, di origini sub-tropicale continentale (che si è ulteriormente scaldata scorrendo sopra le arroventate pianure Sarmatiche), fino alla Svezia, alla Finlandia e alla Lapponia, facendo schizzare i termometri oltre il muro dei +30°C sotto il Circolo polare artico, con anomalie termiche positive davvero pazzesche, sui +10°C +12°C rispetto alle medie del periodo. Più ad est, invece, un blocco di aria molto fredda dal mar di Kara è scivolato verso il sud della Siberia, lungo il lato orientale del promontorio anticiclonico, dando luogo ad insoliti rovesci di neve nella regione di Kemerovo. Per fortuna questo forte blocco anticiclonico inizierà pian piano ad essere eroso dall’affondo di una saccatura, colma di aria fredda in quota, sulla penisola Scandinava, che favorirà il ritorno di aria più fredda fra Norvegia e Svezia, rendendo l’atmosfera più instabile, con piogge sparse a bassa quota e nevicate sulle Alpi Scandinave.
