Terremoto 5.2 nel nord della Toscana, l’analisi tecnica: urgono verifiche sui fabbricati

La scossa di oggi che ha colpito la Toscana settentrionale, con epicentro in provincia di Massa Carrara, non può essere certamente una sorpresa. Lunigiana e Garfagnana rappresentano due tra le zone sismogenetiche più importanti ed attive della Toscana e dell’Appennino settentrionale in genere. In particolare i dati storici parlano chiaro, come ha detto anche il dott. Gresta dell’INGV: già il 5 giugno 1481 l’intera Lunigiana fu devastata da un terremoto di magnitudo macrosismica stimata 5.6 che in particolare distrusse Fivizzano. La stessa città subì altri danni dalla scossa del 21 gennaio 1767, di magnitudo intorno a 5.3, con lesioni grado VIII scala MCS.

Ma i terremoti più importanti dell’area sono probabilmente anche quelli più vicini ai giorni nostri: l’11 aprile 1837 un sisma di magnitudo stimata intorno a 5.7 colpi la zona circostante Casola, Minucciano ed Equi Terme, provocando una trentina di morti, cifra fortunatamente bassa ma che si spiega anche per la scarsa urbanizzazione di allora in quel territorio. Se non è un terremoto “gemello” a quello odierno, almeno per l’area più colpita, poco ci manca. Diverso invece il sisma del 7 settembre 1920, il più forte registrato in Toscana nell’ultimo secolo: di magnitudo 6.5 ebbe epicentro in Garfagnana, nei pressi di Nicciano ma colpì sensibilmente anche la Lunigiana dove si registrò una trentina di morti nella sola Fivizzano. Prima di quella odierna, l’ultima scossa significativa in Lunigiana era quella del 10 ottobre 1995, di magnitudo 5.1, con lesioni pari al VI grado della scala MCS a Ceserano, Aulla, Fivizzano, Casola. La sismicità dunque, per quanto lontana nel tempo, è evidente così come indicano i recenti studi di sismotettonica, condotti in particolare sotto la direzione del Prof. Mantovani dell’Università di Siena, di cui abbiamo già parlato in relazione al recente sciame sismico della Val Tiberina.

Le due scosse più intense mai verificatesi, quelle di 1837 e 1920, sono avvenute nella parte centrale della zona in questione, non a caso proprio laddove è presente un sistema di faglie trasversali ai graben (termine che indica una fossa tettonica o bacino intermontano) di Lunigiana e Garfagnana, geograficamente localizzato nella zona di transizione tra le due aree. Spesso ad attivarsi, soprattutto nelle scosse più forti e forse anche in questo caso odierno, sono proprio queste faglie. Ecco dunque perché questa scossa non rappresenta né una novità né una sorpresa.
La scossa tra l’altro è stata percepita ed avvertita chiaramente, come da tempo non accadeva, anche sul litorale apuano e versiliese, da Bocca di Magra a Torre del Lago, suscitando sconcerto come e più di quella del 25 gennaio scorso, originatasi in Garfagnana. Sulla costa toscana settentrionale risulta piuttosto raro, almeno nell’ultimo secolo, il verificarsi di due scosse intorno a magnitudo 5.0 nell’arco di soli cinque mesi, ben avvertite dalla popolazione, pur senza creare nessun danno. Questi due eventi però ripropongono all’attenzione generale, nonostante le critiche di catastrofismo suscitate da alcuni articoli precedenti di MeteoWeb, il problema legato ad un territorio versiliese, e viareggino in particolare, estremamente vulnerabile a scosse sismiche medio-forti. Chi ancora oggi, nonostante tutte le evidenze (ultima proprio questa scossa odierna) continua a pensare che la Versilia, e Viareggio in particolare, siano al riparo dai terremoti perché in qualche modo “protetti dalla sabbia”, come narra un’antica leggenda popolare di quelle parti, non sembra essere totalmente dalla parte della ragione. Oltre tutto Viareggio è doppiamente svantaggiata sotto l’aspetto sismico: senza considerare che la sua classe sismica di riferimento è la stessa dell’Emlia colpita nel maggio 2012 dal disastro che tutti conosciamo, la cittadina del Carnevale più famoso d’Italia possiede un patrimonio urbanistico per la gran parte realizzato tra gli anni ’50 e ’90 del Novecento, in un periodo in cui non esisteva alcuna prescrizione anti-sismica. (Terremoti: tettonica, sismicità e rischi di Garfagnana e Versilia).

La sismicità storica di Lunigiana e Garfagnana, spesso considerate insieme nei trattati di sismotettonica. La grandezza dei cerchi è funzione del valore della magnitudo (da Mantovani ed alii, 2013)
La sismicità storica di Lunigiana e Garfagnana, spesso considerate insieme nei trattati di sismotettonica. La grandezza dei cerchi è funzione del valore della magnitudo (da Mantovani ed alii, 2013)

Il proliferare abnorme delle costruzioni dotate di cantine e rispettive fondazioni a platea, oltre all’aver creato la risalita (probabilmente irreversibile) della falda freatica fino alla prossimità del piano campagna, amplifica la problematica in quanto questo tipo di struttura è il peggiore in assoluto nella risposta alle sollecitazioni sismiche in caso di liquefazione, fenomeno che teoricamente, per quanto mai storicamente accertato in loco, potrebbe verificarsi in Versilia ed a Viareggio, come testimoniato da studi scientifici di livello universitario. Teoricamente, per salvaguardarci veramente, a Viareggio come nel resto d’Italia, dovremmo riverificare le condizioni strutturali di ogni fabbricato, gestendolo tramite una specie di carta d’identità, un documento tecnico contenente le informazioni identificative, progettuali, strutturali ed impiantistiche relative all’edificio a partire dalla sua costruzione fino allo stato attuale. Oppure realizzare mappe multilivello in funzione della profondità, in modo da conoscere esattamente le caratteristiche del sottosuolo su cui si innestano le fondazioni e verificare le zone di Viareggio più a rischio liquefazione. Due scosse in sei mesi, pur senza danni gravi associati, rappresentano forse un campanello d’allarme che qualcuno, segnatamente la nuova Amministrazione Comunale appena insediatasi, dovrebbe ascoltare.

Schema geologico e principali elementi tettonici di Lunigiana ed alta Garfagnana. Le scosse più forti spesso hanno avuto epicentri nella parte centrale della mappa, in corrispondenza del sistema di faglie trasversali nella zona di transizione tra Lunigiana e Garfagnana (da Mantovani ed alii, 2012)

Per approfondimenti si consiglia:

  • “Assetto tettonico e potenzialità sismogenetica dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo e Val Padana”, a cura di . Mantovani, M. Viti, D. Babbucci, N. Cenni, C. Tamburelli, A. Vannucchi, F. Falciani, G. Fianchisti, M. Baglione, V. D’Intinosante, P. Fabbroni, L. Martelli, P. Baldi, M. Bacchetti, 2013
  • “Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri di priorità per interventi di prevenzione” a cura di E. Mantovani, M. Viti, D. Babbucci, N. Cenni, C. Tamburelli, A. Vannucchi, F. Falciani, G. Fianchisti, M. Baglione, V. D’Intinosante, P. Fabbroni, 2012
  • “Sismotettonica dell’Appennino settentrionale – Implicazioni per la pericolosità sismica della Toscana”, a cura di E. Mantovani, M. Viti, D. Babbucci, N. Cenni, C. Tamburelli, A. Vannucchi, F. Falciani, G. Fianchisti, M. Baglione, V. D’Intinosante, P. Fabbroni, 2010