
“Il terremoto dell’80? Fu qualcosa di inenarrabile che e’ rimasto nella testa della gente come uno spartiacque. Qui si parla di prima e dopo il 1980 cosi’ come si dice prima e dopo Cristo”. Rosanna Repole e’ tra chi ha legato il suo nome a quegli eventi, al terremoto dell’Irpinia che il 23 novembre 1980 provoco’ 2914 morti, quasi 9mila feriti e oltre 280mila sfollati. Due sere dopo la scossa, Repole fu eletta sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, paese che nel 1980 contava poco piu’ di 5mila abitanti e che conto’ 368 morti, tra i quali l’allora primo cittadino Guglielmo Castellano. Un’elezione in piena emergenza, votata in una tenda che per qualche giorno divento’ il Municipio di Sant’Angelo. Ascoltando le notizie e guardando le immagini del terremoto di magnitudo 5.2 che, questa mattina, ha colpito il Centro-Nord, “il primo sentimento e’ quello della solidarieta’. Per chi come noi ha vissuto quell’esperienza trentatre anni fa – dice all’Adnkronos – bisogna essere estremamente solidali”. “La paura per i cittadini e’ sempre tantissima, anche quando gli effetti per fortuna non sono minimamente paragonabili a quelli del terremoto dell’80. I danni sono lievi – riflette Repole – ma e’ arrivato il momento di ragionare in termini di prevenzione e sicurezza”. “Anche in un momento di difficolta’ economica come questo – spiega – il Paese deve investire in termini di prevenzione, significa rendere la vita di tutti piu’ sicura”. Ricordando la sua esperienza, Repole da’ un consiglio agli amministratori: “A loro spetta un doppio compito. L’amministratore e’ una persona come tutte le altre e ha paura, ma tocca a lui mettere da parte il proprio sentimento, tenere in mano le redini e garantire le condizioni di sicurezza”. “Ma soprattutto governare insieme al volontariato quella condizione psicologica dei cittadini che non va sottovalutata. Il panico in queste occasioni e’ grande – conclude – e quando c’e’ panico c’e’ il rischio di gesti poco razionali”.