Un incremento della “snow line” e giorni di piogge persistenti sulle regioni alpine fra le cause dell’alluvione europea?

Dopo ben 11 anni, dalla terrificante alluvione dell’estate del 2002, diversi paesi dell’Europa centrale, fra Austria, sud della Germania, Repubblica Ceca e sud-ovest della Polonia, si trovano nuovamente sommersi dalle acque del Danubio, dell’Elba e della Moldava. I danni purtroppo sono davvero considerevoli e purtroppo anche il numero delle vittime fra i diversi stati inizia a farsi rilevante. Molti i paesi e le città rimaste sott’acqua, a causa delle esondazioni dei vari fiumi gonfiati dalle piene. Le piogge insistenti e diffuse degli ultimi giorni, che hanno interessato una larga fetta del territorio della Mitteleuropa, dalla Francia alla Polonia, si sono associate ad un graduale rialzo termico, dopo la tardiva ondata di freddo che nell’ultima decade di Maggio si era versata sull’Europa centrale riportando insolite nevicate fino a bassissima quota fra le Alpi e i rilievi francesi. A ciò va aggiunta la persistenza, suoi medesimi territori, di una vasta circolazione depressionaria strutturata in quota (con un nocciolo di aria fredda nella media troposfera), isolatasi dal flusso perturbato principale ormai in scorrimento a elevatissime latitudini oltre la penisola Scandinava, che ha distribuito piogge abbondanti (ma non torrenziali) su un’area piuttosto estesa, fra la regione alpina e gli stati della Mitteleuropa.

agricolturaBasti pensare che a Praga, negli ultimi cinque giorni, sono caduti fino a 136 mm di pioggia. Ma nelle altre località, al confine fra Baviera, Turingia e nord dell’Austria, in poco più di cinque giorni non si sono nemmeno superati i 60-70 mm, malgrado la persistenza di estese fasce di precipitazioni ben distribuite su ampi tratti di territorio. Ma l’esondazione dei grandi bacini idrografici europei, come il Danubio, la cui onda di piena ora tende a defluire verso est, interessando da vicino Slovacchia, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina, è attribuita alle forti precipitazioni che negli ultimi cinque giorni si sono abbattute sulle regioni alpine, fra Svizzera orientale, Austria e Baviera, le quali hanno contribuito ad ingrossare i tanti affluenti alpini che lo vanno ad alimentare a valle. La pioggia persistente caduta sulle aree montane e pedemontane del versante alpino settentrionale è stata accompagnata pure da un lieve incremento dei valori termici in quota, determinato dal graduale assorbimento delle anomalie termiche negative presentatesi sul finire di Maggio su una larga fetta di territorio europeo (in particolare tra la Francia e le Alpi). Questo lieve incremento termico, per certi versi, è risultato quasi letale, poiché ha aumentato l’altezza della “snow line” sui rilievi alpini, di appena 200-300 metri, o poco più. In quota invece di neve ne è caduta davvero e metrate. Tanto che si sono superati i 5 metri di spessore sul Sonnblick, e 4.70 metri sulla Zugspitze, dopo giorni e giorni di neve intensa.

Si è cosi venuta a creare quel tipo di situazione in cui la pioggia fonde le ultime nevi sotto una certa quota e ammassa metri di neve appena poco sopra. Tutta la neve tardiva caduta e accumulata nell’ultima decade di Maggio, sotto i 1000 metri, è stata fusa molto velocemente dalla pioggia, che nel frattempo avanzava a quote più alte, dove prima nevicava. In Austria, tanto per fare un esempio concreto, si sono registrati accumuli di neve fresca prossimi ai 2 metri sul Rudolfshuette e quasi niente 300 metri più in basso, dove è sopraggiunta l’acqua che ha sciolto tutto lo strato di neve. La rapida fusione del manto nevoso ha prodotto l’ingrossamento dei vari fiumi e corsi d’acqua che dalle Alpi proseguono verso i fondovalle di Svizzera, Austria, Germania meridionale e Repubblica Ceca, andando a gettarsi fra l’Elba, la Moldova e soprattutto il Danubio, il grande gigante d’Europa. Le piogge persistenti per più giorni, data la stazionarietà della goccia fredda in quota subito evoluta in un “CUT-OFF” colmo di aria fredda di ex origini sub-polari marittime, hanno di sicuro apportato ulteriore enfasi alla piena dei fiumi, che si sono riversati attraverso imponenti ondate di piena verso i fondovalle della Baviera e della Turingia con un enorme carico d’acqua, come non si vedeva da svariati anni.

L’unica nota positiva riguarda un generale miglioramento delle condizioni atmosferiche, mentre le onde di piena del Danubio, dell’Elba e della Moldava tendono a muoversi più a valle, interessando l’est della Germania e la confinante Polonia, dove è stata innalzata l’allerta. Si teme soprattutto per l’onda di piena del Danubio, che nei prossimi giorni si muoverà verso l’Ungheria, Serbia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina, prima di sfociare con grande impeto lungo le foci del mar Nero, scaricando su questo un enorme mole di detriti fluviali che intorbiderà le acque di tale bacino per molti giorni, creando delle chiazze di sedimenti ben visibili dalle immagini satellitari.