
I vulcani non sono confinati alla Terra. Prove di attività vulcanica passata sono state trovate sulla maggior parte dei pianeti del nostro sistema solare e su molti dei loro satelliti. La nostra Luna ad esempio, mostra vaste aree ricoperte da antiche colate laviche che prendono il nome di mari; ma è su Marte che si trova il più grande vulcano del Sistema Solare e che risponde al nome di Monte Olimpo. Alto circa 27.000 metri e con una base di 624 chilometri, l’Olimpus Mons è 100 volte più vasto del vulcano hawaiano di Mauna Loa. Ora, recenti immagini dell’ESA, mostrano centinaia di singoli flussi di lava congelati sui fianchi del gigante. La scarpata che circonda il Monte Olimpo si è probabilmente formata durante un certo numero di catastrofiche frane sui pendii della montagna, attraverso le quali i detriti furono trasportati per centinaia di chilometri più a valle. Le immagini rappresentano una prova concreta di un passato vulcanico molto attivo. Osservando la sovrapposizione delle colate, è inoltre possibile determinare la loro età: quelle più in alto rappresentano naturalmente quelle più giovani. La vasta pianura di lava che circonda il vulcano tronca la maggior parte delle colate laviche che si estendono dai fianchi, suggerendo che è ancora più giovane, e che ha avuto origine in un contesto differente. Si suppone che i grandi vulcani sul pianeta rosso siano rimasti attivi sino a decine i milioni di anni fa, in quella che rappresenta una scala temporale relativamente breve in relazione alla lunga storia geologica del pianeta. La differenza tra i vulcani marziani e quelli terrestri, sta in linea di massima nella loro dimensione. Uno dei motivi di tale risultato è dato dai movimenti della crosta terrestre marziana, enormemene più lenti di quelli del nostro pianeta e che come risultato determinano una distribuzione del volume di lava in un unico grande vulcano.