
L’incremento delle temperature potrebbe incidere sul fenomeno dei c.d. “fiumi atmosferici” che trasportano immense quantità di vapore acqueo nell’aria: l’aria calda infatti, può trattenere maggiori quantità di vapore acqueo, il quale, sotto certe condizioni, può formare “fiumi” nell’atmosfera che possono tramutarsi in rovesci intensi ed incessanti.
Secondo gli scienziati, le inondazioni che hanno colpito la Cumbria e parte della Scozia nel novembre 2009 (quando le precipitazioni hanno superato i 30 cm in 3 giorni) sono destinate ad aumentare drammaticamente nei prossimi anni.
“La connessione tra i fiumi atmosferici e le alluvioni è già stata dimostrata, sicché un incremento della frequenza di fiumi atmosferici probabilmente condurrà a un incremento di piogge intense invernali e alluvioni,” sostiene Lavers.
Gli scienziati hanno analizzato la frequenza e l’intensità dei fiumi atmosferici usando cinque diverse simulazioni computerizzate di scenari climatici, ognuno basato su previsioni differenti di emissioni di anidride carbonica.
“Due cose sono venute fuori. Una è che la quantità di vapore acqueo trasportato dai fiumi atmosferici probabilmente aumenterà, e l’altra è che i fiumi atmosferici probabilmente diventeranno più frequenti,” dichiara Lavers. “Nel caso peggiore, se nulla venisse fatto per arginare le emissioni CO2, il numero di fiumi atmosferici estremi che portano con sé immensi volumi d’acqua raddoppierà di frequenza nel Regno Unito.”
