Come ampiamente anticipato nei giorni scorsi l’opprimente promontorio anticiclonico di matrice nord-africana, dopo svariate settimane di assenza, torna a farci visita nel bel mezzo dell’ultima decade di Luglio, in uno dei periodi tradizionalmente più stabili dell’anno. Lo stesso anticiclone sub-tropicale è già pronto a dipanare verso l’Italia la seconda ondata di calore dell’estate 2013, probabilmente la più intensa dell’anno, pronta a far schizzare i termometri oltre il muro dei +36°C +37°C sulle aree urbane della pianura Padana, con locali picchi sui +38°C +39°C sulle pianure interne del centro-sud. Isolate punte di +40°C +42°C, fra domenica e lunedì, si potranno registrare sulle aree più interne della Sardegna. La cupola anticiclonica che sta per invadere il bacino centro-occidentale del mar Mediterraneo nelle scorse settimane è rimasta semi-stazionaria sopra gli “arroventati” deserti del Marocco orientale e dell’Algeria centrale, dove in alcune località e depressioni salate del Sahara algerino i termometri hanno sfiorato il fatidico muro dei +50°C all’ombra, con picchi di +48°C +49°C esacerbati dalle notevoli “Subsidenze atmosferiche” indotte dallo stesso regime anticiclonico, caratterizzato da elevati di geopotenziale in quota.
L’arrivo dell’anticiclone africano è dettano da un ben delineato assetto configurativo che ora andremo ad analizzare. Lo sviluppo della suddetta onda anticiclonica è da ricercare nella singolare configurazione ad “Omega” che in questi ultimi due giorni si è venuta a realizzare sull’area euro-atlantica. Difatti, ad ovest delle Isole Britanniche, sull’Atlantico orientale, è presente una ampia circolazione ciclonica, ben collaudata in quota, alimentata dal ramo principale del “getto polare” che esce a gran velocità dall’area canadese. Nel frattempo, sull’Europa orientale, come avevamo precedentemente prognosticato, permane una semi-stazionaria circolazione depressionaria strutturata in quota, con un nocciolo freddo di -23°C alla quota di 500 hpa, fra la Bielorussia e la Russia europea sud-occidentale, il cui moto verso levante viene bloccato dall’imponente blocco anticiclonico posizionato ad est degli Urali, fra il bassopiano della Siberia occidentale e l’Artico russo, dove nei giorni scorsi si è verificata una eccezionale ondata di calore con massime oltre i +34°C +35°C oltre i 69° di latitudine nord e vari record di caldo maciullati.
Tale quadro barico descrive al meglio una configurazione ad “Omega” che blocca la circolazione atmosferica alle medie latitudini, favorendo ampi scambi di calore lungo i meridiani, con flussi d’aria fredda che dall’Artico scendono verso le latitudini temperate e flussi d’aria calda che dalla fascia sub-tropicale risalgono fin verso il Polo Nord. Entro le prossime 24 ore questo assetto configurativo favorirà una notevole espansione verso nord del promontorio anticiclonico dinamico sub-tropicale algerino, il quale invaderà l’intera Europa centro-occidentale venendo ulteriormente rinvigorito dal contemporaneo approfondimento della saccatura che si andrà a sviluppare ad ovest delle Isole Britanniche, della Spagna e del Portogallo, causa una sensibile intensificazione del “getto polare” sopra l’Atlantico che avrà il merito di stirare l’asse di saccatura fino in prossimità delle isole Canarie.
La saccatura scivolando lungo l’Atlantico orientale, con l’annessa circolazione depressionaria ubicata a sud-ovest dell’Irlanda, stimolerà più ad est un “tilting” dell’ampia promontorio anticiclonico nord-africano, attestato con il proprio asse principale fra l’Algeria centrale, la Spagna ed il sud della Francia. Quest’ultimo, a seguito dello stiramento della saccatura atlantica, in fase di “tilting” visto il notevole rinforzo del “getto” lungo il ramo ascendente della saccatura, comincerà a gonfiarsi sopra il Mediterraneo centro-occidentale, evolvendo in un vero e proprio promontorio anticiclonico di blocco che ergerà la propria cupola (la cosiddetta “cresta d’onda”) fino alla Danimarca e alla Svezia meridionale e il Baltico occidentale, che verrà costantemente alimentato dalla risalita di masse d’aria molto calde e secche direttamente aspirate dai deserti dell’Algeria centrale.
Per quel che concerne l’onda di calore va ricordato che verrà ulteriormente enfatizzata dalla classica “avvezione di spessore”, il flusso di aria piuttosto calda e secca, ben strutturato nei medi e bassi strati, che comincia a crescere di quota, interessando gli strati medi e superiori della troposfera. Questi flussi caldi, d’origine sub-tropicale continentale (provenienti dalla regione sahariana, dai 25°-30° latitudine nord), crescendo di quota tendono ad investire una maggior fetta di troposfera, comportando importanti aumenti dei valori di geopotenziale (a 500 hpa), coadiuvati da sensibili aumenti termici (sia d’origine radiativa che per il contributo dell’insolazione). L’aumento dei valori del geopotenziale in quota ovviamente tendono a stabilizzare maggiormente la massa d’aria calda, che sale dalle latitudini sub-tropicali, associando ad essa condizioni spiccatamente anticicloniche, anche se non manca mai la copertura nuvolosa, di tipo avvettivo (alta e stratiforme).
Il rialzo del geopotenziale in quota, oltre a stabilizzare la massa d’aria sub-tropicale, sempre che non vi siano intrusioni fredde nell’alta troposfera dai quadranti sud-occidentali o occidentali (spesso responsabili dello scoppio improvviso dei violenti temporali pre-frontali che salgono il ramo ascendente di una saccatura o di una giovane ciclogenesi), favorisce al contempo una recrudescenza della calura nei bassi strati, vuoi anche per il contributo dell’insolazione che della stessa ventilazione meridionale, dominante in seno ai flussi sub-tropicali. Da qui tende a svilupparsi la cosiddetta onda mobile di calore (“heat waves” per gli inglesi, i meteorologi statunitensi e canadesi) che s’innesca lungo i confini fra un’area anticiclonica, particolarmente strutturata nella media troposfera, e il ramo ascendente (bordo orientale) di una estesa saccatura che dalle alte latitudini (sub-polari) si estende verso latitudini più meridionali.
Sul bacino del Mediterraneo l’avvento delle classiche ondate di calore si delinea nell’erezione, verso nord o nord-est, di robusti anticicloni di blocco che dall’entroterra desertico del Marocco, dell’Algeria e della Libia si innalzano verso il “mare Nostrum”, venendo alimentati al proprio interno da un esteso flusso di aria calda e molto secca che viene aspirata direttamente dal Sahara centro-occidentale, più precisamente dall’area del Maghreb. In genere in queste situazioni l’aumento della “compressione adiabatica” generato dall’avvezione di spessore negli strati intermedi, le notevoli “Subsidenze atmosferiche” (correnti discendenti tipiche nelle aree anticicloniche), l’intensa insolazione e la scarsa umidità, inibita proprio dalla “compressione” verso il basso delle masse d’aria, già in origine piuttosto calde (aria sub-tropicale), comportano un sensibile aumento delle temperature che si riscontra soprattutto nei medi e bassi strati della troposfera.
Le configurazioni adatte per l’innesco delle ondate di calore risultano molto frequenti fra la tarda primavera e l’estate e possono interessare anche l’Europa centro-settentrionale, con risentimenti fino alle latitudini sub-polari. Prima di concludere va sottolineato come l’ondata di calore ci terrà compagnia fino ai primi giorni di Agosto e che già da domenica e lunedì la calura apportata dal torrido anticiclone africano potrebbe creare dei disagi (ad anziani, bambini e soggetti affetti da patologie respiratorie), soprattutto nelle aree urbane e nelle città del centro-nord, cosi come sulla Sardegna e nelle città dell’Italia centrale e la Sicilia, per via dell’aumento delle temperature delle acque superficiali dei mari e della stagnazione dell’umidità nei bassi strati. Ma dalla prossima settimana il caldo potrebbe farsi veramente intenso anche sull’area alpina e sull’Europa centrale, con temperature massime davvero molto elevate, specie fra Germania orientale, Repubblica Ceca, Austria, Polonia, Ungheria ed ovest della Slovacchia. L’alito caldo partorito dai deserti marocchini e algerini entro la prossima settimana rischia di lambire la Danimarca e l’estremo sud della Svezia, dove i termometri potrebbero schizzare di colpo oltre i +30°C.
