La zona colpita stanotte dal terremoto non è nuova a eventi sismici. L’ultimo terremoto forte registrato nell’area di Ancona si verificò il 25 gennaio 1972 alle ore 20.25. Il sisma ebbe un’intensità di 7 gradi sulla scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). Lo sciame sismico continuò con nuove forti scosse il 4 e 5 febbraio ed il 14 giugno 1974, con magnitudo fra 5,4 e 5,5 sulla scala Richter. Ci furono ingenti danni agli edifici, con l’inagibilità di quasi tutto il centro storico anconetano, e un forte panico nella popolazione. Dopo le scosse del 4 febbraio, secondo quanto riporta il Catalogo dei forti terremoti in Italia curato dall’INGV, 3.500 abitanti di Ancona passarono la notte in vagoni ferroviari ed altri 600 in autobus urbani. In quei mesi l’abbandono della città da parte di migliaia di persone ebbe come risultato la paralisi economica della regione. Non solo Ancona fu colpita ma anche tutta l’area delle Marche centrali lungo il mar Adriatico. Colpite furono la provincia di Pesaro e Macerata, con danni ingenti a Camerano, Camerata Picena e Montemarciano e in decine di altri centri.
Negli anni successivi Ancona ha risentito dei terremoti forti avvenuti sull’Appennino centro-meridionale, come quello dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria settentrionale nel 1984 e quello del settembre 1997 in Umbria-Marche. Tuttavia pur essendo stati avvertiti con forza, essi non hanno prodotto danni alla città.
Prima del terremoto del 1972, che per Ancona resta scolpito nella memoria per i danni e lo shock che provocò, un altro terremoto importante fu quello del 30 ottobre 1930, di magnitudo 5,8 e con un’intensità 8 nella scala Mercalli Cancani Sieberg (MCS). Questo sisma colpì la zona centro-settentrionale delle Marche e provocò danni soprattutto a Senigallia, dove i crolli uccisero 14 persone. Quattro persone morirono ad Ancona. Danni alle abitazioni e crolli ci furono anche in altre 40 località, fra le quali Montemarciano, Mondolfo, san Costanzo, Fano.
Altri terremoti forti avvenuti nell’area dell’anconetano sono quelli del 23 dicembre 1690, con magnitudo 5,4 ed intensità 8 MCS, e quello del 1269. Entrambi provocarono gravi danni, crolli e vittime, anche se non vennero mai raggiunti i livelli di gravità dei terremoti dell’Appennino centro-meridionale, ben più potenti e con effetti sulla popolazione devastanti.
I dati e le informazioni sui terremoti storici italiani sono contenute nel Catalogo dei Terremoti Forti in Italia e nell’Area Mediterranea curato dall’INGV, e sono il risultato di un prezioso e complicato lavoro di ricerca bibliografica compiuto da ricercatori all’interno delle biblioteche, per rinvenire dati e cronache del tempo che documentino antichi eventi sismici ed i loro effetti.
Grazie alla conoscenza dei terremoti storici possiamo oggi avere un quadro molto più attendibile della pericolosità sismica in Italia, a differenza di quelle aree del mondo dove la documentazione è molto più recente.
