Clima: lo sfruttamento dell’Artico costa più di quel che rende

1339574707772_artico_okIl riscaldamento dell’Artico potrebbe costare al pianeta una quantita’ di danaro pari al totale del pil mondiale del 2012, a sostenerlo, in un articolo apparso sulla rivista Nature, sono Gail Whiteman, professore presso il Dipartimento di Economia Aziendale-Society della Erasmus University, Chris Spero, professore della Judge Business School dell’Universita’ di Cambridge e il professor Peter Wadhams, capo del Polar Ocean Physic. I tre autori partono dalla considerazione che attualmente l’attenzione sia quasi esclusivamente diretta ai benefici economici che deriverebbero dallo sfruttamento dell’Artico, dall’apertura di nuove rotte commerciali allo sfruttamento di materie prime e che invece, usando gli stessi parametri di valutazione, non vengano messi in conto i costi delle conseguenze provocate dallo scioglimento del permafrost sul clima e sugli oceani. Applicando una versione aggiornata del metodo di modellazione usato dal Governo britannico nel 2006 per valutare l’impatto del cambiamento climatico sull’economia, gli autori hanno calcolato che le conseguenze medie globali economiche del rilascio di 50 miliardi di tonnellate di metano per oltre un decennio dal disgelo del permafrost sotto il Mare della Siberia orientale, verrebbe a costare 60 mila miliardi di dollari, una cifra vicina al pil mondiale del 2012 stimato in 70 miliardi di dollari. Se poi a questo costo si aggiungesse quello derivante dalla acidificazione degli oceani, il costo globale sarebbe ancora piu’ elevato, superando il valore del pil del pianeta. L’80% di questi costi poi, secondo gli autori, verrebbe sopportato dai Paesi in via di sviluppo, le cui fragili economie subiscono i contraccolpi piu’ devastanti che derivano dal riscaldamento globale. I tre scienziati concludono il loro intervento sottolineando come il dibattito economico attuale non tenga conto del cambiamento che sta investendo la regione dell’Artico e che i leader mondiali dovrebbero prendere nella massima considerazione “la bomba ad orologeria economica che e’ stata innescata in quell’area del pianeta e non limitarsi a prendere in considerazione solo i guadagni a breve termine derivanti dallo sfruttamento delle risorse artiche“.