Il botulino (Clostridium botulinum) colpisce ancora: in corso analisi nel pesto genovese

CIBI BOTULINOIl termine botulismo fu coniato nel 1897 dal medico E. van Ermengen, che notò una diretta associazione tra l’insorgenza di varie epidemie ed il consumo di salsicce ( dal latino “Botulus“).
Indica una malattia causata da intossicazione alimentare, dovuta all’ingestione di alimenti contenenti la tossina del Clostridium botulinum, un batterio anaerobico che può compromettere, anche mortalmente, la nostra salute: basti pensare che un solo grammo di tossina può uccidere 10 milioni di persone.
Fino a pochi anni fa, nel 60-70% dei casi, le intossicazioni erano mortali, mentre oggi, il tasso di mortalità è fortunatamente sceso al 15-20%.
Le persone colpite da botulismo mostrano pupille fisse e dilatate, secchezza della bocca e della faringe dovute alla paralisi muscolare o ghiandolare che dal capo, si ramificano lungo le braccia, con una progressiva difficoltà nel parlare.
In un terzo dei pazienti, si manifestano sintomi tipici dell’avvelenamento, quali nausea e vomito, o vertigini, astenia e capogiri.
Ai primi segni di rigidità cefalica e facciale, si deve procedere con tracheotomia immediata, ricovero d’urgenza in rianimazione, sommistrazione di ossigeno in sovrapressione durante il tragitto e praticando, se necessario, la rianimazione.
Nei casi più gravi, l’uso del polmone d’acciaio o altri mezzi di respirazione assistita possono salvare la vita.
Le tossine presenti nel tubo digerente e non ancora assorbite, vengono evacuate attraverso la somministrazione di purganti o emetici, con una terapia antibiotica di sostegno a base di penicillina.
Le tossine prodotte dal batterio si possono ritrovare in carne e pesce in scatola ,salumi, conserve e vegetali sott’ olio.
Il batterio riesce a proliferare mantenendo quasi inalterate le caratteristiche organolettiche dell’alimento, ma può manifestarsi con rigonfiamento del coperchio o con sue alterazioni, come comparsa di muffe o rammollimento.
L’allarme botulino è stato lanciato da una nota del Ministero della Salute e in queste ore sono in corso gli accertamenti delle ASL per valutare la reale estensione dell’allerta diffusasi sul territorio regionale ed extraregionale, per la sospetta presenza di questo batterio nel pesto prodotto e confezionato dalla ditta genovese Bruzzone e Ferrari.
I consumatori sono stati avvertiti della pericolosità della tossina prodotta dal Clostridium botulinum ed invitati a non ingerirlo, bensì a riportarlo al punto di acquisto.
La ditta in questione, che produce il pesto per conto di grandi catene di distribuzione, ha prontamente disposto il ritiro del prodotto in commercio,  il quale riporta come data di scadenza 9 agosto 2013 e il numero di lotto 13GO3.
Nonostante la collaborazione della ditta, che opera per conto di grandi catene di distribuzione, si teme che alcuni vasetti di pesto siano già finiti nel frigoriferio di qualche ignaro consumatore. L’effettivo rischio sanitario verrà accertato dopo altri controlli sulle merci ritirate.