L’interazione fra gli Alisei dei due emisferi sta agevolando lo sviluppo di importanti moti rotatori nei bassi strati, che chiudendosi nei bassi strati e strutturandosi anche alle quote superiori della troposfera si associano all’intensa attività convettiva che caratterizza l’ITCZ, evolvendosi successivamente in vere e proprie circolazioni depressionaria tropicali, capaci di trasformarsi in depressioni o tempeste tropicali, anche di grosse dimensioni. Questo è stato il caso di “Dalila” che proprio nelle ultime ore ha assunto un notevole sviluppo a largo delle coste messicane meridionali, trasformandosi in un uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti ad oltre i 120 km/h e una intensa attività convettiva attorno la profonda struttura ciclonica, che proprio nelle ultime ore ha mostrato il classico occhio centrale, poi successivamente invaso dalle nubi per un successivo indebolimento. Essa presenta una struttura piuttosto insolita a dispetto dei tradizionali cicloni tropicali, con un nucleo centrale molto ristretto che tende ad essere contrastato, poco più a nord, dall’afflusso di aria molto più secca in quota che contribuirà ad inibire l’attività convettiva lungo il suo lato settentrionale, già smorzato. “Dalila” è sicuramente uno degli uragani più piccoli mai osservati sul Pacifico orientale.

“Dalila” da venerdì dovrebbe già essersi allontanata in mezzo all’oceano Pacifico orientale, sopra acque superficiali sempre meno calde, dissipandosi in una depressione tropicale in mezzo al Pacifico centro-orientale. La circolazione depressionaria dovrebbe dissipare gran parte delle sue energie durante il passaggio sopra le profonde acque oceaniche del Pacifico orientale. Se fosse nata a latitudini più settentrionali, attorno la Baja California, “Dalila” si sarebbe trovata di fronte un temibile nemico per tutti i cicloni tropicali; le acque fredde trasportate dalla “corrente marina di California”. La “corrente della California” è una fredda corrente marina, alimentata dai sostenuti venti occidentali presenti sul Pacifico settentrionale, che trasporta masse d’acqua piuttosto fredde che impattano sulle coste canadesi della British Columbia, per piegare verso sud e bordare tutte le coste della West Coast, dallo stato di Washington fino alla California e al Messico nord-occidentale. Proprio per la sua influenza le acque antistanti le coste occidentali degli Stati Uniti, un esempio su tutti la California (si pensi all’area di Santa Monica fino a San Diego), sono piuttosto fredde tutto l’anno, con temperature spesso inferiori ai +19°C (ciò può spiegare la scarsa piovosità delle coste della California meridionale o in città come Los Angeles o San Diego).
Tale corrente marina, una volta raggiunte le coste messicane della bassa California inizia a far ruotare un proprio ramo verso sud-ovest, unendolo alla più calda “corrente nord equatoriale” che agisce sul Pacifico tropicale settentrionale, intorno i 20° di latitudine nord. La presenza della fredda “corrente marina della California” è talmente influente sulla circolazione atmosferica del Pacifico nord-orientale da riuscire a tagliare fuori la California meridionale dalla traiettoria degli insidiosi uragani, che nel periodo estivo si originano a largo delle coste messicane e dell’America centrale. In genere quei pochi uragani o tempeste tropicali che si sono avventurate nel tratto di oceano a sud-ovest delle isole Channel (arcipelago posizionato a largo dell’area costiera di Los Angeles) sono stati prontamente dissipati dalle acque fredde, che hanno ridotto questi sistemi in deboli depressioni tropicali che si sono prontamente colmate poco a largo della costa.
