Ci sono essenzialmente due modi per misurare l’entità di un terremoto. Uno è la magnitudo, l’altro è l’intensità. Con la magnitudo si esprime l’energia liberata dal sisma in profondità, in corrispondenza dell’ipocentro. L’intensità invece prende in considerazione gli effetti che il terremoto provoca sulle persone e sulle cose (piccoli oggetti, case, strade, ponti).
La misura dell’intensità avviene attraverso la scala MCS, dai cognomi di tre scienziati: Mercalli, Cancani e Sieberg. Originariamente in Italia veniva usata la scala Mercalli, alla quale però sono state fatte delle aggiunte e perfezionamenti nei primi decenni del secolo scorso.

Gli effetti del grado 5 della scala MCS sono cosi descritti (Sieberg, 1930):“il sisma viene percepito da numerose persone anche da quelle impegnate nelle attività giornaliere, in strada e, se sensibili, anche all’aria aperta. Nelle abitazioni si avverte la scossa in seguito al movimento ondulatorio dell’intero edificio. Si vedono le piante e le frasche, nonché i rami più piccoli dei cespugli e degli alberi agitarsi, come se ci fosse un vento moderato. Oggetti appesi come tendaggi, semafori, lampade e lampadari non troppo pesanti iniziano ad oscillare; […] i quadri urtano rumorosamente contro le pareti, oppure si spostano; da recipienti colmi ed aperti vengono versate fuori piccole quantità di liquido; possono cadere a terra ninnoli e piccoli oggetti, così come avviene anche per oggetti addossati alle pareti; […] i mobili strepitano; le porte e le imposte si aprono e si chiudono sbattendo; i vetri delle finestre si infrangono. Si svegliano quasi tutti coloro che stanno dormendo. In qualche caso le persone fuggono all’aperto.
Il fatto di trovarsi ai piani alti di un edificio aumenta di molto la percezione di una scossa. Chi vive al nono piano di un palazzo la avvertirà molto più di una persona che viva al piano terra. Altro fattore determinante sull’intensità di un terremoto è il tipo di suolo su cui sorge la propria abitazione. È ormai cosa nota ai geologi che i terreni incoerenti come ad esempio le sabbie ed i limi, ancor di più se poco compattati, amplificano fortemente le onde sismiche. È il caso ad esempio dei terreni situati in pianure fluviali o lacustri. Abitazioni che sorgono invece al di sopra di terreni rocciosi, compatti, risentono molto meno delle scosse. È per questo che negli ultimi anni si sta procedendo alla microzonazione sismica, una mappatura del territorio che prende in considerazione non solo la probabilità che un certo terremoto avvenga in una data area, ma anche il tipo di amplificazione che l’onda sismica potrebbe subire localmente.
Un esempio molto didattico su come il suolo possa influire sull’intensità di un sisma anche molto lontano, arriva dal terremoto del settembre 1985 in Messico. Un sisma si sviluppò sulla costa Pacifica, a oltre 350 km da Città del Messico. Tuttavia la presenza di depositi lacustri al di sotto della capitale messicana e una particolare conformazione geomorfologica della pianura su cui sorge, causarono una enorme amplificazione delle onde sismiche. Ci furono grandi devastazioni e oltre 10 mila morti.