Ipertricosi congenita generalizzata: quando riacquistare la dignità diventa un dovere

scimmiaLa salma di Julia Pastrana, passata alla storia come la ” donna più brutta del mondo “,  è tornata finalmente a casa,  in Messico.

La donna indo – messicana, dopo 153 anni dalla sua morte, è stata degnamente sepolta a Sinaloa de Leyva, dopo essere stata sfruttata ed esibita in varie mostre europee e statunitensi nell’ 800′, perchè vittima di una rara malattia.

Il suo corpo era coperto da peli, aveva capelli foltissimi  neri e ricci,  denti pronunciati,  mascella sporgente, mento barbuto.

Pastrana, vissuta dal 1834 al 1860, era affetta da ipertricosi congenita generalizzata, legata all’ X, che è una forma estremamente rara di ipertricosi lanuginosa congenita,  una malattia congenita della  cute,  caratterizzata da un eccesso di peli su tutto il corpo  nei maschi, e dalla presenza in eccesso e in forma asimmetrica di peli,  nelle femmine.

Si associa a lievi dismorfismi facciali ( narici anteverse, prognatismo moderato )  e,  limitatamente ad una famiglia, ad anomalie dei denti e alla sordità.

La donna soffriva, inoltre,  di iperplasia gengivale,  ossia di un aumento delle dimensioni del tessuto gengivale .

La sua crudele malattia e la cattiveria degli uomini, l’avevano trasformata in un fenomeno da baraccone da esibire alle fiere come  “donna scimmia “   o   “donna orso”,  in quanto ritenuta un  “meraviglioso ibrido” , “la donna con la barba” la donna più brutta del mondo ” .

L’artista newyorkese Laura Anderson Barbata, dopo la consegna dei resti della donna dalla Norvegia alla sua terra d’ origine,  ha finalmente realizzato il suo sogno : quello di  far riacquistare a Julia la propria dignità .

Esteticamente di piccola statura, infatti misurava appena 1,34 cm., era coperta di folti peli neri su tutto il corpo,  eccetto palmi di mani e piedi.

A soli 20 anni, fu portata da un uomo  di affari americano prima negli  Usa e poi in Europa. Lui era Theodore Lent, il suo impresario,  che poi se la sposò .

Alle mostre e nei circhi doveva danzare e cantare, introdotta come  “la figlia di una indiana – messicana accoppiatasi con un babbuino ” .

Nel 1859 rimase incinta e suo figlio,  che ereditò la sua stessa malattia,  morì dopo 35 ore dalla nascita .

Julia morì nel 1860 a Mosca,  per complicazioni legate al parto  ma,  nonostante ciò,   Lent continuò  il  ” freak show “, il suo tour dell’orrore in tutto il mondo,  ed iniziò ad esporre i cadaveri imbalsamati ovunque.

Nel 1921,  i corpi finirono in Norvegia,  acquistati da Haakon Lund,  altro uomo di affari,  che li portò in giro fino al 1943.

Solamente nel 1970,  le autorità norvegesi vietarono l’esposizione dei cadaveri in pubblico e confiscarono le mummie.

Infine,  nel 96′,  i resti arrivarono all’Università di Oslo,  che ora li ha restituiti al Messico.

Nella citta’ di Sinaloa de Leyva, la sua terra natia, la donna, dopo una lunga battaglia tra i due Paesi per la restituzione , ha finalmente avuto una degna sepoltura con tanto di bara bianca, mazzi di rose e la presenza del governatore dello stato messicano del Sinaloa, Mario Lopez  Validez.

Il funerale si è svolto secondo rito cattolico.