
La fragilità di questi territori deriva certamente dalla naturale instabilità delle aree montuose, geologicamente soggette a frane, inondazioni, erosione. Le catene montuose sono da sempre nella storia della Terra luoghi instabili, dove l’erosione delle piogge, dei torrenti e dei ghiacciai smantella ciò che le forze tettoniche hanno costruito. Si tratta di processi naturali. Tuttavia da millenni le Alpi sono abitate da popoli che hanno saputo entrare in sintonia con questi ambienti, riuscendo a smussare e ridurre certe avversità. È il caso dei terrazzamenti, della pulizia dei boschi, la canalizzazione sapiente dei corsi d’acqua. Pratiche che pur non annullando l’instabilità di queste regioni, riuscivano a conviverci in maniera non devastante. Tutto questo fino all’avvento dell’ultima ondata di industrializzazione, nel dopoguerra, quando le Alpi hanno cominciato a svuotarsi a causa dell’emigrazione e ad essere prese di mira per la generazione del profitto. Da allora, le instabilità sono aumentate enormemente e i fragili equilibri montani sono stati distrutti.
Sulla catena alpina sono presenti centinaia di opere di captazione, decine di dighe e invasi artificiali per la generazione di energia elettrica, sono state costruite innumerevoli vie di comunicazione, tunnel, ferrovie, per non parlare poi dell’urbanizzazione, per aprire le porte al turismo di massa, oltre alla costruzione di innumerevoli impianti di risalita per il turismo sciistico invernale, lo sfruttamento delle cave, delle miniere, eccetera.
Elementi tipici del mondo moderno, che però hanno impattato su un territorio fragile e instabile, accentuandone i pericoli e sconvolgendone i precari equilibri.
La creazione di dighe e la captazione delle sorgenti ha stravolto il regime idrico delle valli, sia sotterraneo che superficiale, e talvolta come nei casi più famosi del Vajont, della val di Stava e della Val Martello, ha portato a enormi disastri anche in termine di vite umane. Le vie di comunicazione, non sempre indispensabili, hanno alterato l’assetto dei versanti montuosi, accelerando fenomeni franosi. La costruzione di abitazioni in luoghi dove da sempre avvenivano piene di torrenti e periodiche colate di detrito, ha amplificato i rischi, ne ha generati di nuovi, ed ha messo a rischio migliaia di persone. E ancora, l’abbandono delle pratiche agricole che un tempo tenevano a bada i fenomeni di dissesto, ne ha acuito la gravità.
È per tutto questo che dal 2002 Legambiente organizza La carovana delle Alpi, denunciando gli abusi, promuovendo le qualità territoriali (spesso soffocate e non qualificate dal turismo di massa), sollecitando i cittadini ad agire, ma anche facendo appello alle forze economiche e alle istituzioni affinché investano sulla sostenibilità (le prime) e sulla valorizzazione e difesa delle Alpi (le seconde).
Per conoscere le iniziative di quest’anno si può consultare questa pagina:
http://www.legambiente.it/contenuti/natura/carovana-delle-alpi-2013-calendario-delle-iniziative
