
L’oceano in tempesta ha creato notevoli difficoltà anche alle tante colonie di leoni marini che popolano le coste cilene. Molti, in cerca di un rifugio più tranquillo sui tratti di costa più riparati dalle onde, sono stati sbattuti con forza verso le alte scogliere. Le grandi ondate hanno raggiunto anche le coste peruviane meridionali, spingendosi a nord del golfo di Arica, con imponenti frangenti, con altezze comprese fra i 4 e i 5 metri. Le ondate hanno letteralmente sommerso le strade litoranee nella città balneare di Chimbote, dove vi sarebbero anche dei danni. Colpiti e danneggiati numerosi villaggi di pescatori, con decine di imbarcazioni distrutte o direttamente risucchiate dall’oceano. In questo periodo dell’anno, nel pieno dell’inverno australe, mareggiate cosi potenti e violente non sono poi cosi rare. Soprattutto lungo la costa cilena centro-meridionale, che sovente viene investita dalle grandi ondate prodotte dalle furiose tempeste di vento, da SO e O-SO, lungo il settore post-frontale dietro il fronte freddo avanzante, che flagellano il Pacifico meridionale e i mari attorno la costa antartica, dove si sviluppano dei “gradienti termici” (fra Calotta antartica e i mari che la circondano a latitudini più elevate) e “gradienti barici orizzontali” a dir poco impressionanti, sotto la spinta dei profondi cicloni extratropicali australi (vere e proprie “depressioni-uragano”, con minimi barici al suolo al di sotto dei 950-940 hpa), generando grandi tempeste oceaniche, con ondate gigantesche che possono raggiungere i 13-14 metri.
A tal proposito occorre ricordare che proprio 4 giorni fa, a largo della costa del Cile meridionale, come avevamo trattato in un precedente articolo, si era sviluppata una profonda “depressione-uragano”, caratterizzata da un minimo barico al suolo, sceso sotto i 948 hpa (valore piuttosto considerevole), che ha determinato, a sua volta, un inasprimento del già intenso “gradiente barico orizzontale” (isobare molto strette e ravvicinate fra loro), che si presentava molto esplosivo lungo il margine occidentale e settentrionale dell’ampia struttura ciclonica extratropicale, con dei massimi localizzati in pieno oceano, fra i 110° e i 100° di longitudine ovest, dove si sono attivate delle furiose tempeste di vento, da S-SO e SO, nell’area post-frontale della circolazione depressionaria, che a tratti hanno raggiunto l’intensità di uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con picchi di oltre i 120-130 km/h. Le raffiche di picco hanno lambito anche la 2^ categoria Saffir-Simpson, con picchi capaci di superare la soglia dei 140-150 km/h in pieno oceano. In quest’area i venti tempestosi, in risalita dai mari antartici, hanno reso l’oceano da grosso (forza 7) a molto grosso (forza 8), creando le condizioni ideali per lo sviluppo di grandi ondate di “mare vivo”, molto pericolose per la navigazione marittima, che dato il “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento) piuttosto esteso (dai mari antartici fino ai 30° di latitudine sud), potranno raggiungere o superare anche i 9-10 metri nell’area perturbata.
Alcune di queste grandi onde, prodotte dalle forti tempeste da S-SO e SO in azione sul lato occidentale del profondo ciclone extratropicale, uscendo dall’area perturbata si sono propagate come delle imponenti onde lunghe verso il Pacifico sub-tropicale, oltre i 30° di latitudine sud, raggiungendo nei giorni successivi anche le coste del Cile e quelle del Peru più meridionale, all’altezza del golfo di Arica. In pratica le gigantesche ondate sollevate da questa estesa tempesta, dopo aver viaggiato per tutto il Pacifico sud-orientale, solo nella giornata di ieri hanno raggiunto la costa cilena e peruviana, andandosi a rompere con grande impeto su questa, trovando la morte. Notare come durante la violenta mareggiata il vento, lungo la costa cilena, si sia mantenuto fra il debole ed il moderato, segno che le grandi ondate, che presentavano una forma piuttosto allungata, provenivano da molto lontano, dal cuore del Pacifico meridionale, e non frutto della solita forte burrasca in azione sottocosta. Ad Antofagasta il vento medio non ha neppure superato i 25 km/h nell’arco delle 24 ore. Come in molte altre località cilene e del Peru meridionale, dove il vento si è mantenuto debole o al più moderato nelle ore centrali del giorno, con la classica brezza da S-SO e da Sud, rinvigorita dal soffio dell’Aliseo di SE lungo la costa peruviana, attivo poco a nord del golfo di Arica in modo permanente.
