L’energia dal cuore della Terra
“La quantità di calore che la Terra cede è impressionante – ha proseguito Liotta – rispetto alla quantità di energia di cui la nostra società ha bisogno. Per estrarre il calore dalle rocce abbiamo bisogno di un mezzo che vada in profondità, si scaldi e sia quindi estraibile: questo mezzo è un fluido naturale costituito in massima parte da acqua (piovana nelle zone continentali come l’Italia o marina nelle isole come l’Islanda), gas e componenti salini che derivano dalla alterazione delle rocce.
L’acqua infatti si infiltra attraverso le fratture delle rocce in profondità, si scalda, e scaldandosi diventa chimicamente aggressiva, acquisendo cosi’ gli elementi solubili dalle rocce in cui essa circola, con un meccanismo non troppo diverso da quello che sviluppa l’acqua calda nella nostra lavatrice di casa quando porta via lo sporco, solubile, dai vestiti”.
Area geotermica sismicamente attiva
“Se l’area geotermica è caratterizzata da un po’ di sismicità (è sufficiente la cosidetta sismicità strumentale, quella non percepita dall’uomo), le fratture non si sigillano – ha concluso Liotta – ed il sistema geotermico rimane attivo; se invece l’attività sismica cessa, le fratture si sigillano con il precipitato delle soluzioni saline, dando origine ad accumuli localizzati di minerali (miniere) e che, a seguito di importanti processi geologici, possono raggiungere od avvicinarsi alla superficie terrestre definendo quindi sistemi geotermici esumati.
I sistemi geotermici attivi sono localizzati a profondità raggiungibili solo attraverso pozzi la cui realizzazione incide notevolmente sul costo finale di esplorazione; la capacità di successo della perforazione dipende in gran parte dalle conoscenze che abbiamo sulle relazioni fra strutture geologiche e circolazione dei fluidi, conoscenze che possiamo acquisire studiando e paragonando i sistemi geotermici esumati (le miniere) con i sistemi attuali ed a questo mira l’incontro scientifico organizzato da Geoitalia 2013”.
