
Tuttavia il dato mostra con chiarezza la differenza fra l’agosto 2013 e quello passato. L’estate 2012 è stata infatti una delle più siccitose degli ultimi decenni, e a Roma così come su tutto il bacino idrografico del Tevere non piovve significativamente per oltre tre mesi. Quest’anno invece le precipitazioni sono andate avanti fino al mese di luglio, e anche ad agosto ci sono state due perturbazioni consistenti con diverse decine di mm di pioggia in molte aree che ricadono nel bacino fluviale (che comprende Toscana, Umbria e Lazio). Inoltre l’estate 2013 ha seguito un autunno, un inverno ed una primavera molto piovose, durante le quali le falde idriche dei rilievi montuosi e della pianure alluvionali poste lungo il tracciato del fiume sono state ampiamente ricaricate. Durante quest’agosto le falde hanno continuato ad alimentare il fiume, mantenendo costante quello che gli idrogeologi definiscono il flusso di base, cioè quella porzione di acqua fluviale che non dipende dalle piogge appena cadute bensì dalle acque sotterranee (sorgenti, sorgenti lineari, punti di alimentazione costanti al di sotto degli argini).
Negli anni scorsi, proprio per essere pronti in caso di eventi di piena improvvisa, un piano della protezione civile ha predisposto un sistema di allerta per evacuare le manifestazioni dell’estate romana poste lungo le banchine. Affinché si presenti questa situazione tuttavia dovrebbe piovere per diversi giorni sul bacino idrografico del Tevere, o su quello del Paglia, oppure dovrebbero verificarsi fenomeni di piena eccezionale sugli affluenti, come l’Aniene o i fossi secondari. Attenzione viene riservata anche alle manovre delle centrali idroelettriche poste a monte, ad esempio alle dighe di Castel Giubileo e Corbara.