
Gia’ in passato gli scienziati avevano osservato che essere punti da zanzare trattate con radiazioni rendeva gradualmente immuni dalla malattia. Il problema era che la quantita’ di ‘pizzichi’ necessari era troppo alta, almeno 1.000. Per questo motivo i ricercatori hanno deciso di ‘lavorare’ direttamente con i parassiti trasmessi dalle zanzare. “Il prossimo passo sara’ cercare di capire quanto a lungo nel tempo duri la protezione – spiega l’autore principale dello studio Robert Seder, del Vaccine Research Center degli Nih, nel Maryland – Il fatto che debba essere iniettato direttamente in vena piuttosto che sottocute come la maggior parte dei vaccini – precisa – potrebbe rendere difficoltosa la somministrazione”. Secondo gli esperti, comunque, la cosa positiva di questo approccio, rispetto ai vaccini oggi piu’ comunemente in uso che utilizzano solo alcune parti del microorganismo, e’ che “induce una risposta ampia contro diversi target sul parassita”. Attualmente sono 20 i vaccini in sperimentazione clinica contro la malaria, che nel 2010 ha infettato 219 milioni di persone, con 660 mila morti, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanita’. “L’impatto globale della malaria e’ enorme e inaccettabile – evidenzia Anthony S. Fauci, direttore del Niaid – Scienziati e operatori sanitari hanno fatto passi avanti significativi nel caratterizzare, trattare e prevenire la malattia, ma arrivare a un vaccino rimane il gol da segnare. Siamo incoraggiati da questo importante passo avanti”. Lo specialista invita tuttavia alla prudenza, perche’ bisogna ancora capire quanto dura l’effetto-scudo e valutare se il vaccino e’ efficace contro tutte le varianti di Palmodium falciparum.
Salute: sempre più vicino il vaccino contro la malaria
