L’ultima manovra eseguita dalla plancia della Costa Concordia fu una virata a destra che avvenne subito dopo l’urto contro gli scogli, manovra che fece evitare un secondo impatto contro il Giglio: poi i timoni rimasero definitivamente a dritta, all’angolazione massima di 35 gradi, dopodichè i ”timoni furono fermi” e non piu’ utilizzabili. E’ quanto i periti del gip hanno chiarito stamani in aula mentre si esaminava ancora il quesito dei giudici di Grosseto sul funzionamento del generatore di emergenza. In questa fase della discussione l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, coordinatore dei periti del gip, ha detto che ”dopo l’urto effettivamente l’ordine di mettere i timoni a dritta ha avuto l’effetto di allontanare la nave dall’isola”, ma questa manovra fu l’ultima possibile da parte di Schettino e non ce ne furono altri. Successivamente la nave perse la propulsione e gli impianti andarono ko: il generatore di emergenza non funzionò; i timoni e le pompe di sentina, collegati a questo impianto, non erano alimentati e si bloccarono. Tuttavia, hanno fatto notare i periti, in ogni caso la superficie del timone in acqua sarebbe stata ”totalmente ininfluente” considerato che il vento di maestrale stava causando un potente effetto vela sulla mole della nave. E le pompe di sentina non avrebbero comunque mai potuto buttare fuori acqua in modo sufficiente, rispetto alla massa d’acqua entrata dalla falla di quasi 60 metri. ”Un allagamento fuori letteratura”, ha commentato in un suo intervento, il pm Stefano Pizza. Inoltre, hanno fatto capire i periti, fu proprio il vento, e lo scarroccio della nave alla deriva, hanno spiegato i periti, a portare la Costa Concordia nella collocazione attuale, non altre azioni, non possibili per le gravi avarie a bordo. La difesa di Schettino, con l’avvocato Domenico Pepe, ha chiesto ai periti ragguagli su più punti su quanto il mancato funzionamento del generatore di emergenza abbia avuto influenza, o meno, sugli apparati collegati. Tra le risposte c’è che funzionarono solo quelli alimentati da batterie di emergenza che, in continuità, poterono rimanere efficienti e durarono fino a esaurimento: tra questi le luci di emergenza di bordo.