
A metà agosto il presidente Correa ha annunciato infatti di voler porre fine all’iniziativa internazionale Yasunì ITT, che consisteva nel contributo economico di diverse potenze mondiali all’Equador per proteggere l’area. Il motivo è semplice: i contributi economici, una vera e propria compensazione per i mancati guadagni della vendita del greggio, sono stati troppo esigui. Le potenze occidentali hanno versato denaro si, ma molto meno di quanto si sarebbe guadagnato dalla vendita del petrolio che giace sotto lo Yasunì.
Correa, che un tempo era appoggiato dai movimenti ambientalisti, ha promesso che le estrazioni petrolifere saranno a basso impatto ambientale e che interesseranno solo una piccola parte del parco, ma in molti non gli hanno creduto. Manifestazioni si sono svolte nelle settimane scorse in tutto il paese per chiedere che il petrolio venga lasciato sotto terra. La questione però è complessa: da una parte c’è l’evidente rischio devastazione per un’area unica nel mondo e ricchissima di biodiversità, dall’altra (ed è il punto su cui Correa per il momento non vuole fare passi indietro) c’è la dipendenza del paese dalla vendita del greggio, e quindi una questione di ricchezza o povertà per le casse dello stato.
Il parco nazionale dello Yasunì, dichiarato nel 1989 patrimonio dell’UNESCO, si estende per un’area di oltre 9.000 km quadrati, ed è formato quasi interamente da foresta pluviale. Il tasso di biodiversità è altissimo, uno dei più alti del mondo. Nel territorio del parco, che fa parte dell’immenso bacino amazzonico, vivono anche due tribù indigene, che non hanno nessun tipo di contatto con l’esterno.
Forse l’unica soluzione della vicenda sarebbe un forte impegno da parte delle potenze straniere, che stavolta compensino realmente il valore del greggio, partecipando in maniera convinta al fondo di protezione dello Yasunì.
Il problema non riguarda solo l’Equador, ma anche altri paesi del sud America ricchi di petrolio come il Venezuela e la Bolivia, dove continuamente la questione ambientale viene contrapposta a quella economica. Non dovrebbe essere così.