
Questa ripresa dell’attività eruttiva sommitale – sebbene al momento molto debole – segna la fine di più di 4 mesi di assenza di attività eruttiva dell’Etna. Il vulcano era entrato in uno stato di quiete dopo una fase di intensa attività, spesso parossistica, che da gennaio 2013 aveva interessato prima la Bocca Nuova e poi anche il NSEC, e durante un periodo di due settimane fra fine febbraio e metà marzo, anche la Voragine. In particolare, i 13 episodi di fontana di lava al NSEC, avevano ripetutamente prodotto grandi quantità di materiale piroclastico che ricadevano soprattutto nei settori orientale e nord-orientale del vulcano, causando disagi e danni materiali in diversi centri abitati. All’ultimo di questi episodi, la sera del 27 aprile, era seguita una breve serie di esplosioni al NSEC, nei giorni 1-2 maggio, che sembravano marcare il “preludio” di un ulteriore parossismo, che invece non è avvenuto. Da allora, i crateri sommitali avevano mostrato il consueto degassamento. Inoltre al Cratere di Nord-Est si sono uditi forti boati provenienti dall’interno del suo condotto; nelle ultime settimane questi boati sono diventati più forti e più continui.
