Dopo aver “subìto” un vero e proprio book fotografico, questo esemplare di squalo tigre deve averne avuto abbastanza. A farne le spese la costosa attrezzatura di un fotografo, del valore di ben 11.000 sterline, strappata via dalle sue braccia durante una spedizione subacquea alle Bahamas. Pietrificato, il fotografo non ha potuto fare altro che cercare di salvare il salvabile, riuscendo a recuperare strada facendo la telecamera posteriore, grazie alla quale sono possibili queste immagini. Eppure, Manuel Lasa, aveva più volte osservato lo squalo sornione pizzicare la sua fotocamera, riuscendo ad immortalare l’esemplare in primo piano.
L’apparecchiatura, molto ingombrante e dotata di flash, ha infastidito lo squalo, che l’ha afferrata e trascinata via con sè, non causandole, tuttavia, alcun danno. Questa esperienza senza gabbia di protezione ha permesso di capire, qualora ce ne fosse bisogno, quanto i denti aguzzi di uno squalo possano agire in maniera delicata e precisa. Ma non solo. L’avventura ha insegnato a Lasa quanto sia stato fortunato a poterlo raccontare. Egli stesso, in un’intervista successiva, ha ammesso di aver giocato con la sua stessa vita. “Ho voluto riprendere degli scatti straordinari, e per fortuna sono riuscito a farlo, ma ho avuto tanta paura“, spiega. “Quando uno squalo di quelle dimensioni è troppo vicino incute timore. Avrebbe potuto prendere un mio arto in una frazione di secondo“, continua. “Non avevo mai visto niente di simile e non lo ripeterò mai più“, conclude. In effetti lo squalo tigre è considerata una delle specie più pericolose al mondo per l’uomo.
Essi sono responsabili di numerosi attacchi, secondi soltanto al grande squalo bianco. Tuttavia, la sua preda abituale può includere molto altro: dai crostacei ai pesci, dalle foche agli uccelli, tartarughe marine, serpenti di mare, delfini e persino squali più piccoli. Nonostante la spedizione di Lasa avesse il solo intento di riprendere queste meravigliose creature che popolano la terra da milioni di anni, non si può dire che esse siano sempre trattate allo stesso modo. La specie è molto vicina ad essere considerata in via d’estinzione a causa della pesca incontrollata, anche in virtù della loro fama, solo in parte giustificata. Forse è giunto davvero il momento di non invadere un habitat che non ci appartiene, rispettando e salvaguardando questi storici predatori dei mari. Un compito troppo difficile per qualche avida mente moderna.
