In Australia e Nuova Zelanda sta finendo uno degli inverni più caldi di sempre, crolla l’uso del riscaldamento

Quello appena trascorso è stato molto probabilmente l’inverno più caldo di sempre, da circa un secolo di rilevazioni meteorologiche, per l’Australia e le isole della Nuova Zelanda. Mai come quest’anno su gran parte dei territori australiani e sulle isole neozelandesi si sono archiviate temperature medie che presentavano scarti di oltre i +10°C +12°C a dispetto delle tradizionali medie del periodo. Il caldo, per diversi mesi, è divenuto particolarmente anomalo sui Northern Territory, dove la colonnina di mercurio si è portata a cavallo dei +40°C. Fino allo scorso fine settimana, quando a Fitzroy Crossing è stata registrata una temperatura massima di ben +40.2°C, niente meno che il più prematuro over +40°C di tutta la storia climatica australiana. Fino ad ora il muro dei +40°C sull’entroterra desertico australiano non era stato mai archiviato cosi prematuramente. Ma temperature particolarmente alte per il periodo, con massime oltre i +35°C +37°C, continuano ormai ad archiviarsi quotidianamente su gran parte dell’entroterra australiano, comprendendo un territorio vasto quanto quello europeo. In questi mesi il robusto promontorio anticiclonico sub-tropicale australiano è riuscito a mantenersi saldamenti ancorato, con i propri massimi di geopotenziale in quota, a ridosso dei Northern Territory, garantendo condizioni di tempo stabile e soleggiato per diverse settimane.

MT1-0300In pratica, analizzando l’andamento termico sull’intero territorio australiano, si nota come gli ultimi 12 mesi siano stati fra i più caldi di tutta la storia climatica australiana, con frequenti record di caldo mensili decimati, come in piena estate. Ma ancora più notevole è l’estensione di tali anomalie termiche positive che ormai comprende un territorio più grande dell’intera Europa. Ed è questo il dato più preoccupante, specie se si considera che l’Australia, per l’ennesimo anno di fila, esce da una delle estati più calde di sempre, con i termometri prossimi al fatidico dei +50°C all’ombra su alcune località dell’entroterra desertico interno. Anche nella vicina Nuova Zelanda quello del 2013 verrà archiviato come uno degli inverni più miti di sempre, dall’inizio della colonizzazione inglese. Malgrado l’esaltante inizio, a suon di intense ondate di freddo in risalita dall’oceano Indiano meridionale, che hanno dispensato abbondanti nevicate sui rilievi delle Alpi Meridionali (con fioccate fino a quote collinari nell’Isola del Sud), il resto dell’inverno australe, fra Luglio e Agosto, si è presentato insolitamente mite, con temperature spesso superiori alla soglia dei +20°C. Quasi quotidianamente nel settore meridionale dell’Isola del Sud, quello maggiormente esposto alle ondate di aria gelida polare marittima che risale dai mari del Sud, le temperature massime tendevano ad oscillare fra i +15°C e i +20°C, con punte localmente sopra i +22°C +23°C. Insomma, tutt’altro che inverno. Il buon manto nevoso che copriva le Alpi Meridionali, dopo le abbondanti nevicate avvenute fra Giugno e prima decade di Luglio, ha subito un netto ridimensionamento già nel mese di Agosto, con una copertura abbondante solo nel settore meridionale dell’Isola del Sud. L’inverno mite, con temperature quotidianamente sopra i +18°C +20°C, ha apportato anche un grande risparmio nelle tasche dei neozelandesi. Le temperature ben oltre le medie stagionali, difatti, hanno contribuito a far abbassare, in modo anche drastico, l’utilizzo dei riscaldamenti nelle abitazioni, realizzando un importante risparmio energetico per gli abitanti delle città dell’Isola del Sud. In qualche caso l’utilizzo del riscaldamento per le abitazioni civili è stato pressochè annullato.