Il Sahara è il più grande deserto caldo del mondo. Con i suoi 9 milioni di chilometri quadrati copre la maggior parte del Nord Africa, estendendosi dal Mar Rosso, comprese le coste mediterranee, alla periferia dell’Oceano Atlantico. Alcune dune di sabbia possono raggiungere un’altezza di 180 metri, ed in alcune aree la superficie è stata paragonata al suolo di Marte, con massi, pietre e ciottoli. Le sabbie del Sahara contengono molti segreti. Innanzitutto non è stato sempre un vasto oceano di sabbia desolata, ma un paradiso sub-tropicale, dove sono stati cacciati cervi, ippopotami, elefanti, e le giraffe e i rinoceronti popolavano la zona. Migliaia di persone accorrevano per vivere in questa lussureggiante savana circa 5000 anni fa. Tutto questo ci è stato tramandato attraverso evidenti scoperte di centinaia di tombe e numerose pitture rupestri raffiguranti la caccia e addirittura il nuoto. Inoltre le immagini radar dello Space Shuttle della NASA, hanno mostrato reti fluviali sotto la superficie sabbiosa dell’intero deserto. Ma allora cosa è accaduto a questo paradiso terrestre? Ipotesi precedenti ipotizzavano che il Sahara fosse cambiato improvvisamente 5000 anni fa, ma studi recenti hanno dimostrato che questa interpretazione non è corretta. Gli scienziati pensano che il processo è durato circa tre millenni.
Lo studio dei pollini antichi, delle spore e degli organismi acquatici nei sedimenti del Lake Yoa nel Ciad settentrionale, ha mostrato che la regione si è gradualmente spostata dalla savana circa 6.000 anni fa verso le condizioni di aridità che hanno avuto inizio circa 2.700 anni fa. I risultati, oltre ad essere molto importanti per capire eventuali cambiamenti climatici futuri, sfida le recenti convinzioni per quanto riguarda uno dei più grandi cambiamenti ambientali degli ultimi 10.000 anni. La sabbia nel Sahara è una delle più antiche del pianeta, che si ritiene che sia esistita per sette milioni di anni. Alcune delle dune di sabbia sono ricche di minerali di ferro e le impurità macchiano le particelle di quarzo, che vengono rappresentate dal loro caratteristico colore giallo. Gli esperti propongono che vasti oceani di sabbia si possano essere formati in meno di 3.300 anni. Ma questo è impossibile, in quanto la sabbia sahariana è una delle più antiche del pianeta. Significa che un’area delle dimensioni degli Stati uniti è stata coperta da un vasto mare di sabbia in un periodo di tempo geologico simile ad un batter di ciglia. Se poi aggiungessimo anche i deserti adiacenti e tutto il Medio oriente e l’Asia, parleremmo di un’area grande il doppio degli Stati uniti. Da dove proverrebbe tutta questa sabbia? Possibile che la Terra sia stata coperta di detriti causati da una recente catastrofe cosmica? Le rocce, le pietre, i sassi, sarebbero di origine extraterrestre? E’una teoria certamente suggestiva ma che non sembra scomodare quella ufficiale che parla di un’area ripetutamente sommersa dal mare che ne ha depositato i suoi sedimenti. Foreste, savane e paludi si sono manifestate ad ogni riemersione, nella cui fase crescevano alberi come cipressi, ulivi, pini e querce. Quando le terre emersero definitivamente, cominciò la fase di inaridimento del territorio. A testimonianza di questo restano tracce di conchiglie e tronchi trasformati in pietra attraverso la silicizzazione.
