Il 2013 secondo la NASA avrebbe dovuto essere l’anno del massimo solare del ciclo undecennale numero 24. Per alcuni scienziati lo è ancora, ma la realtà dice che il numero di macchie solari è ora sceso al livello più basso dell’anno. Sul disco della nostra stella è visibile una singola area attiva, denominata “AR1841“, che non costituisce, tra le altre cose, alcuna minaccia per brillamenti e conseguenti espulsioni di massa coronale. Le previsioni della NOAA stimano, infatti, la probabilità dell’1% di flare di classe M o X. Se le previsioni dovessero rivelarsi esatte, la profonda quiete solare continuerà a caratterizzare questo periodo che ormai prosegue da oltre una settimana. Il campo magnetico del Sole, tuttavia, si è schierato come da previsione, rispettando l’inversione che avviene in occasione del picco massimo. Stiamo andando verso un nuovo minimo di Maunder, o si tratta del solito doppio picco osservato negli ultimi decenni? Nessuno può saperlo con certezza. Gli scienziati studiano le macchie solari da quattro secoli, eppure, vista la complessità di tale opera, non sono ancora in grado di prevedere l’evoluzione di un ciclo solare. Un pò come dire che la percentuale di una previsione a lunghissimo termine attualmente fornita dalla scienza, non si discosta poi troppo dal lancio una monetina. Si tratta di una situazione che fa gioire i cosiddetti “freddofili”, ossia coloro i quali attendono con ansia un’eventuale piccola era glaciale. In realtà, oltre agli incalcolabili danni a livello planetario che ciò comporterebbe, vite umane comprese, non è ancora stata trovata una relazione causa-effetto tra attività solare e clima sulla Terra, se non ipotesi dovute a coincidenze. Le teorie in questo senso si sprecano e il dibattito resta ancora aperto.