Rifiuti, gli esperti: “preparare l’Italia alla guerra della plastica”

plastica terraLa plastica e’ una risorsa e i rifiuti in polietilene, correttamente riciclati, possono generare una economia verde in grado di creare sviluppo e occupazione. Questa la tesi dell’Eurispes che in collaborazione con il Consorzio PoliEco ha realizzato uno studio (“Da rifiuti a risorse. Il futuro della gestione delle plastiche”) per mostrare che l’Italia, paese povero di materie prime e di materiale riciclato, rischia di perdere spazi importanti sui mercati europei. “Non e’ azzardato ipotizzare che nel prossimo futuro assisteremo ad una ‘guerra delle plastiche’, dalla quale uscira’ vincente solo chi si sara’ dotato degli strumenti idonei al recupero di materia, al riciclo dei rifiuti e al loro riutilizzo”, ha dichiarato il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara.  Lo Studio rileva che la produzione di materie plastiche a livello mondiale ha avuto un incremento in 10 anni del 3,7% (+1,7% in Europa). Nel 2011, di tutta la plastica richiesta dal mercato nell’UE-27, e’ stato intercettato un quantitativo di rifiuti pari a 25,1 milioni di tonnellate, in aumento del 2,4% rispetto al 2010, piu’ che doppio rispetto al tasso di crescita della domanda di plastiche vergini (+1,1). In discarica sono finite 10,2 milioni di tonnellate, mentre la quota residua e’ stata destinata a recupero di materia o energetico, con un tasso pari al 59,1% di tutti i rifiuti raccolti ed al 31,7% dei materiali vergini immessi sul mercato.  Dall’analisi emerge che circa il 25% delle spedizioni di rifiuti inviate dall’Ue ai Paesi in via di sviluppo di Africa e Asia avvenga in violazione delle normative internazionali, ma allo stesso tempo, una ingente quantita’ di beni contraffatti o diversamente pericolosi, arrivano in Europa proprio grazie alla esportazione illecita di una diffusa miniera di materiali che, adeguatamente riciclati in loco, darebbero luogo a un risparmio notevole e a un minor depauperamento di ambiente e risorse nell’ottica della sostenibilita’ e di un approccio etico all’attivita’ umana. In Italia, le stime sul mercato della contraffazione parlano di un giro di circa 7 miliardi di euro, che comporta minori entrate fiscali per 1,7 miliardi e una perdita di 110mila posti di lavoro. Nel 73% dei casi i beni sequestrati risultano di origine cinese. Secondo l’Eurispes e’ urgente un generale cambio di prospettiva, valorizzando la risorsa rifiuto, sottoposta a riciclo. Le proposte indicate dallo studio sono di agire nei luoghi di produzione per captare i materiali prima che siano considerati rifiuti, evitandone altresi’ lo spostamento e la conseguente probabile dispersione sul territorio; riproporre in sede legislativa la condizione che gli impianti di riciclo in cui si conferiscono all’estero i rifiuti recuperabili debbano avere caratteristiche ambientali equivalenti a quelle vigenti in Europa; promuovere un mercato dei prodotti riciclati (Acquisti Verdi) Made in Italy, soprattutto quelli che possono vantare una certificazione in tal senso.